Archivi del mese: aprile 2014

Democrazia S.p.A.

Renzi e le riforme mensili.
Flex:”La democrazia di(f)retta”.

«Il problema non è la democrazia. Il problema è cosa ne abbiamo fatto. La democrazia non è una parola vuota. Significa alcune cose. Significa, ad esempio che gli operai debbono gestire le loro fabbriche: e cito l’icona del liberalismo classico, John Stuart Mill, che non era certo un bolscevico. Democrazia significa diritti umani e conquiste sociali. Non significa, come sta avvenendo oggi in Europa, che i cittadini europei debbano vedersi restringere, se non cancellare, i sacrosanti diritti conquistati in anni e anni di lotte sociali e sottomettersi ai diktat dei funzionari di Bruxelles e della Bundesbank. Lei ha citato Berlusconi, e certamente non è stata una bella pagina della vostra storia, ma chi ha eletto Monti? Chi ha eletto Renzi? La Bundesbank. Questa non è democrazia. Leggevo qualche giorno fa un interessante editoriale del “Wall Street Journal”, quotidiano non certo sovversivo. Scrivevano, penso giustamente, che ormai non è più questione di destra e sinistra, e nemmeno di centrodestra e centrosinistra. Qualsiasi governo venga “eletto”, in Europa, è più o meno costretto a muoversi nella gabbia imposta da Bruxelles. Pensate a quello che è successo a Papandreu, il premier socialista greco che per qualche mese ha provato a “sfidare” Bruxelles. Per il solo fatto di aver minacciato di sottoporre la politica dell’austerità ad un referendum popolare, Papandreu è stato crocifisso e, di fatto, “espulso” dallo scenario politico europeo».

(Noam Chomsky)

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il fiore del partigiano morto per la Troikà

Renzi twitta:”Viva l’Italia libera, un grazie ai ribelli di allora”.
Flex:”E ai Mercati di oggi”.

Flex:”Il 25 aprile 1945 l’Italia fu liberata dai tedeschi e restituita agli italiani. A quei tempi era sembrata una buona idea… ma poi misero basi gli americani e anche i tedeschi. Oggi, pertanto, festeggiamo ‘L’ibernazione’…, ma anche il 1 maggio non sta poi così tanto bene”.

In tema 25 aprile. Il paradosso dell’odierno antifascismo: se per fascismo intendiamo il fascismo storico mussoliniano, esso si è estinto da ormai più di cinquant’anni e non ha senso, dunque, la sopravvivenza dell’-anti alla realtà cui l’-anti si contrapponeva; se per fascismo intendiamo genericamente la violenza, oggi allora il fascismo è l’economia capitalistica (Fiscal Compact, debito, precariato, ecc.), ossia ciò che gli odierni sedicenti antifascisti accettano in silenzio. Morale? L’antifascismo oggi è solo un alibi per non essere anticapitalisti, una volgare scusa per combattere un nemico che non c’è più e accettare vigliaccamente quello esistente, il capitalismo. Ecco perché si celebra sacralmente la Liberazione passata e non si fa nulla per compiere quella presente, dal capitale e dall’eurocrazia. I partigiani sono oggi barbaramente uccisi una seconda volta dal patetico rito dell’antifascismo in assenza di fascismo“.

(Diego Fusaro, filosofo)

“La resistenza 1941-1945 fu un fenomeno europeo, e fu un fenomeno storicamente più che legittimo, perché se qualcuno ti invade, non importa con quale motivazione (esempio Afghanistan 2001, Iraq 2003) e ti invade con l’esercito, ti affama con la marina e ti bombarda con l’aviazione, il sacrosanto diritto internazionale dei popoli giustifica pienamente la resistenza. La ragione per cui io legittimo integralmente la resistenza armata dei popoli invasi militarmente dai Tedeschi e dagli Italiani (Francia, Norvegia, Belgio, Olanda, Albania, Grecia, Jugoslavia, Polonia, URSS e mi scuso se ho dimenticato qualcuno) è esattamente la stessa ragione per cui io legittimo integralmente la resistenza armata dei popoli invasi militarmente oggi dagli americani e dai loro fantocci NATO (Afghanistan, Iraq ecc.). Il fatto che l’estrema “destra” (non parlo di quella addomesticata e parlamentare) sia favorevole alla seconda e contraria alla prima, mentre la “sinistra” (intendo quella parlamentare-sarcastica do D’Alema e quella parlamentare-buonista di Veltroni) sia favorevole retroattivamente alla prima e contraria alla seconda riguarda non me, che non appartengo né all’una né all’altra tribù e me ne tengo lontano come i gatti dall’acqua, ma riguarda esclusivamente le due tribù sopraindicate.
L’Italia è una cosa diversa. L’Italia non era stata invasa e umiliata (come la Norvegia, la Grecia, l’Albania, la Jugoslavia ecc.). L’Italia fascista aveva invaso e umiliato. A partire però dalla fine del 1942 e dall’inizio del 1943 cominciarono i bombardamenti, e si fece strada l’idea che Mussolini avesse fatto un azzardo imprevidente ed avesse scelto non tanto l’alleato più “cattivo”, quanto l’alleato sbagliato, cioè il futuro “perdente”. A questo punto l’adesione passiva del 90% al regime fascista diventò l’adesione attiva ad esso del 20% (non sono uno storico, e sono costretto a fare queste valutazioni “ad occhio”). Ancora alla fine del 1942 Giorgio Bocca tuonava contro il complotto giudaico-massonico, mentre alla fine del 1943 era già partigiano sulle montagne di Cuneo. Solo un romanziere di fantapolitica potrebbe immaginare cosa sarebbe successo se Mussolini avesse firmato un trattato di pace da vincitore nel novembre 1940, con le sue poche “migliaia di morti” da gettare sul tavolo della pace. La resistenza italiana, quindi, è prima di tutto frutto dei bombardamenti e della sconfitta, e questo è un fatto che non ha nulla a che vedere con la valutazione delle motivazioni morali e politiche sia dei resistenti sia di coloro che si schierarono dalla parte dei “perdenti”.
Salandra e Sonnino avevano fatto un azzardo golpista ed extraparlamentare nel 1925, e gli era andata bene, perché si erano messi con i vincitori. Mussolini aveva fatto un azzardo analogo, che non era golpista ed extraparlamentare, perché il parlamento lo aveva già sciolto fra il 1925 e il 1926, e pagò questo azzardo con Piazzale Loreto. Per quanto mi riguarda, la storia della seconda guerra mondiale in Italia si riduce a questo. Ficcarci dentro la libertà e il totalitarismo, l’umanità e la disumanità, la civiltà e la barbarie, la destra e la sinistra, il marxismo e il liberalismo ecc. ecc. è cosa che sinceramente non mi interessa. Perché tenersi il Kenia è libertà e tenersi l’Etiopia è totalitarismo? Perché tenersi il Vietnam e l’Algeria è libertà e tenersi la Libia e l’Eritrea è totalitarismo? Perché Auschwitz non si può fare ed invece Hiroshima si può fare?
È questa una catena dei perché (l’espressione è di Franco Fortini) che il Politicamente Corretto dell’ultimo mezzo secolo ha sistematicamente non solo rimosso, ma addirittura reso illegittimo. E questo non è un caso, perché il contenzioso ideologico-simbolico della seconda guerra mondiale è servito anche per la terza, così come si può mangiare, riscaldandola, la minestra avanzata della sera prima.
Ripetiamolo, perché non ci siano equivoci. Chi scrive ritiene integralmente legittima la resistenza antifascista europea, ivi compresa quella italiana, così come ritiene sincere le motivazioni soggettive di coloro che scelsero il campo dei perdenti. E tuttavia ritiene chiuso questo episodio storico, e non chiuso in parte, ma chiuso del tutto. Oggi, e ripeto, oggi, mi interessa il modo in cui la gente si posiziona idealmente in questa quarta guerra mondiale in corso.
[…]
C’è in realtà una cosa, una cosa sola, che personalmente non perdono a Benito. Il fatto che abbia messo in divisa gli Italiani facendoli sfilare non mi fa né caldo né freddo, dal momento che gli Italiani sono stati d’accordo in maggioranza a farsi trattare in questo modo. È sempre possibile emigrare, e quando non è possibile per ragioni di famiglia, lavoro, salute ecc., è sempre possibile ripiegare in uno stato di esilio interno della coscienza, come è il mio caso soprattutto dopo il 1999 e la guerra assassina contro la Jugoslavia. In fondo, il mio rapporto con i miserabili faccioni dei politici televisivi non è poi molto diverso dal rapporto che gli antifascisti avevano negli anni Trenta con i cinegiornali, anche se ammetto apertamente che la libertà di espressone fa la differenza fra Prodi, Berlusconi e D’Alema, da un lato, e Starace, Baldo e Bottai dall’altro in favore dei primi. I primi peraltro mandano truppe a massacrare per conto terzi (USA in particolare) gli Jugoslavi, gli Afghani e gli Iracheni, mentre i secondi mandavano truppe per massacrare Libici, Etiopici, Greci e Jugoslavi. Ed è proprio questo che non sopporto nel fascismo. Non mi si dica che a quei tempi c’era il colonialismo, lo facevano tutti ecc. Per quanto mi riguarda, mille provvedimenti “sociali” non valgono un solo nobile resistente libico ed etiopico che si batte pro aris et focis. Visto che l’antifascismo mi costringe a posizionarmi simbolicamente in un passato integralmente trascorso, allora mi posiziono interamente per Omar al Mukhtar e per gli Etiopi in rivolta. È questo, e praticamente solo questo, che non perdono a Mussolini: l’aggressione ai popoli da colonizzare ed ai vicini che non ci minacciavano né direttamente né indirettamente.
Ed è allora proprio per questo che posso oggi schierarmi in un certo modo nell’attuale guerra mondiale in corso. Coloro che hanno costruito il loro “antifascismo” sulla semplice ideologia occidentalistica cosiddetta “antitotalitaria” oppure sul “ridicolo” dei cinegiornali del dittatore in divisa militare hanno potuto riciclarsi facilmente oggi nel nuovo antifascismo imperiale (il fascista Milosevic, il fascista Saddam, il fascista Ahmadinejad, i fascisti talebani ecc.). Ma chi scrive ha costruito il suo antifascismo su basi prevalentemente anticolonialistiche ed antimperialiste. Ciò che non andava nel fascismo non erano tanto i Littoriali, brodo di coltura della posteriore intellettualità togliattiana (Ingrao ecc.), quanto i gas asfissianti sui patrioti etiopici e le invasioni dei piccoli popoli vicini, fra cui l’invasione della Grecia ha un posto rilevante per mascalzonaggine imperdonabile.
Oggi non abbiamo più dei Mussolini, ma dei mussolinetti servili alla Sofri, e ritengo che su un argomento del genere abbia già detto anche troppo, e si possa passare ad altro”.

Costanzo Preve, La quarta guerra mondiale, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2008, pp. 88-89-90 e pp. 96-97.

Draghi Driver

Draghi: “pronti a nuovi finanziamenti straordinari o all’acquisto di titoli, il “meccanismo del credito è inceppato“.

Flex:”…perchè è inceppato da tempo il Ctrl C del computer della BCE”.

La moneta e la MMT
La teoria della moneta moderna (MMT) definisce ogni transazione endogena al settore privato, incluso il sistema bancario commerciale, con il termine di “transazione orizzontale” descrivendo così il ruolo del prestito anche all’interno del sistema bancario. Per la teoria monetaria moderna, i prestiti bancari creano sempre un debito e un deposito di uguali dimensioni. Di conseguenza, la quantità al netto dei beni finanziari (depositi e passività) non può essere modificata attraverso operazioni bancarie. Ovviamente i depositi creati attraverso l’attività bancaria del prestito aumentano la disponibilità di moneta. Successivamente questi depositi possono defluire da una banca all’altra e ciò deve essere bilanciato alla fine della giornata per soddisfare l’obbligo di riserva. Tuttavia è bene ribadire che le banche commerciali non possono creare beni finanziari senza creare una corrispondente passività in quanto solo il settore pubblico – nello specifico, la banca centrale – è capace di fare questo.

La teoria della moneta moderna, infatti, definisce ogni transazione tra il settore pubblico e il settore non pubblico con il termine di “transazione verticale”. All’interno del settore pubblico sono inclusi sia il tesoro sia la banca centrale, mentre il settore non pubblico comprende tutti i soggetti privati tra cui il sistema delle banche commerciali, le aziende, i cittadini. Il settore estero comprende compratori e venditori stranieri. In qualsiasi periodo di tempo dato, il budget statale può essere o in deficit o in surplus. Un deficit si ottiene quando lo stato spende più di quanto tassa; un surplus si ottiene quando lo stato tassa più di quanto spende. Pertanto, secondo la teoria monetaria moderna, ne consegue che il deficit del bilancio pubblico aggiunge un corrispondente attivo finanziario al settore privato in quanto la presenza di un deficit nel bilancio pubblico segnala che lo stato ha depositato più denaro all’interno dei conti correnti bancari dei privati rispetto a quello che ha sottratto in tasse. Un surplus invece significa l’opposto: in totale, lo stato ha prelevato attraverso le tasse più denaro dai conti correnti bancari dei privati rispetto a quanto ne abbia speso. Dunque, per definizione, i deficit di bilancio sono equivalenti ad aggiungere beni finanziari al netto nel settore privato, mentre i surplus di bilancio rimuovono beni finanziari dal settore privato“.

€ur(OPA)

Flex:”€ur(OPA), Operazione Privata di Acquisto (delle Nazioni)”.

Le 11 tesi sull’€uropa e sull’€uro.

1) L’Europa, o meglio l’odierna eurocrazia e l’euro, è il compimento del capitalismo assoluto liberato di ogni vincolo, dei lacci e lacciuoli, e in cui tutto si riduce a mercificazione, in tutto è contraddistinto dal primato assoluto dei mercati finanziari;

2) l’euro non è una moneta “neutra”, ma un preciso metodo di governo che segna il trionfo assoluto del capitalismo finanziario;

3)l’euro è il modo in cui nell’odierna Europa post 1989 si attua la restaurazione dei principi che vedono il ritorno del dominio assoluto delle politiche neoliberali;

4) l’euro e l’eurocrazia riproducono in forma puramente economica quelle forme di asimmetria e di asservimento dei popoli che nel ‘900 si era tentato di imporre in forma politica, militare e giuridica (nell’odierna eurocrazia il rapporto fra i popoli è un rapporto di subalternità e asimmetria, in forza del quale i Greci stanno ai tedeschi, come gli schiavi stanno ai padroni; non c’è più il fucile o il carro armato ma c’è il debito pubblico, lo spread, l’ultimatum dei mercati e della Troika);

5) l’euro serve a rimuovere le conquiste sociali ed il Welfare State che erano stati conquistati sul campo in 150 anni di conflitti e di lotte di classe (il progetto di questa europa è la rimozione dei diritti sociali che contrastano con la forma di mercificazione assoluta e con il principio sfrenato della concorrenza e della competizione mercatistica);

6) l’euro non è funzionale a servire i popoli, bensì ad asservirli, cioè a produrre delle vere e proprie forme di violenza economica immanente;

7) l’odierna Europa è un pervertimento del nobile progetto europeo di Kant e Spinelli, vale a dire di un’Europa confederata di Stati liberi, fratelli e democratici, in quanto l’eurocrazia nasconde un potere dominante e assoluto della finanza, ragion per cui chi è per l’Europa di Kant e Spinelli deve essere contro quest’europa dell’euro;

8) l’eurocrazia, così come si è venuta a costituire nei decenni, è una forma di golpe finanziario in nome del quale si è innescato un vero e proprio “Cesarismo” della Finanza volto a rimuovere la sovranità di istituti “democratici” e trasferendola ad istituti anti-democratici, cioè ad entità “sensibilmente sovrasensibili” avrebbe detto Marx;

9) l’euro e l’europa odierni segnano il passaggio alla “spoliticizzazione” dell’economia, in cui l’economia è assolutizzata ed automizzata e non più disciplinata dalla forza residua del politico (oggi è l’economia stessa che si fa politica, la politica non decide più nulla, sovrano è l’assolutismo del capitalismo finanziario);

10) l’euro implica il compimento di un capitalismo che non distrugge solo le classi subalterne, ma getta nel baratro i popoli, popoli interi sacrificati a le monsieur le capital;

11) l’euro e l’eurocrazia non devono, come si è fatto finora, essere soltanto interpretati, ma radicalmente trasformati, re-imponendo un primato della politica, re-imponendo la sovranità del popolo democratico sulla propria scelta di esistenza, quindi rimuovendo il primato assoluto dei mercati, ragion per cui occorre uscire dall’euro e da questa europa della finanza, tornare alla sovranità nazionale e da lì perseguire la via di un’altra Europa dei popoli liberi, fratelli, democratici e sovrani.

(Diego Fusaro, filosofo)

Monologhi precari 4

Contratto a termine.
Posso rifarlo quattro o cinque volte. Altro che Viagra. (Tomatis)

C’è una sola cosa che tiene insieme tutte le differenti componenti capitalistiche europee, ed è la deflazione salariale che viene garantita dall’Euro, e qui non ci son santi, sono tutti d’accordo. L’accordo è di tenere in piedi la deflazione salariale, processo portato avanti anche attraverso la deflazione della spesa pubblica e in generale la riduzione di tutti i vari aspetti del salario, comprese le pensioni. Ovviamente questo processo funziona in maniera differenziata, e ci sono paesi che ci riescono meglio di altri: la Germania è stato il paese più efficiente per quanto riguarda il rapporto salari-produttività, mentre alla Francia è riuscita molto meno, e il che è ironico visto che l’idea della “deflazione competitiva”, ovvero della compressione salariale per aiutare le esportazioni, è un’idea francese, proposta dalla fine degli anni ’80 da Delors e tutta quella gente terribile.

Insomma, io dubito che le varie classi capitaliste europee abbiano un interesse nell’euro in quanto tale, a prescindere da questo ruolo nella regolamentazione dei rapporti di classe interni. Se salta questa componente unificante, salta tutto“.

(Joseph Halevi, economista)

Ostruita intorno a te

Flex:”Unione Bancaria Europea, l’unione ostruita intorno a te”.

Quello che è veramente stato messo nero su bianco dai Tecnocrati Neofeudali di Bruxelles, e che viene imposto all’Italia prona e schiava come legge suprema, è questo:

Voi banche avete fatto disastri, e siete quasi tutte fallite (specialmente la Deutsche Bank), ma non lo diciamo a nessuno. Facciamo un patto: voi adesso obbedite a noi, i vostri nuovi Signori (i tecnocrati neofeudali di Bruxelles, vale a dire la Commissione Europea, la BCE di Draghi, le maggiori lobby bancarie del mondo, come l’Institute of International Finance di Washington e la European Banking Federation – il cancelliere tedesco Angela Merkel), e in cambio noi vi salviamo il deretano con soldi pubblici mentre raccontiamo a tutti che non è vero. Diremo a tutti che i soldi li metteranno gli investitori, ma non è vero. Per spacciare questa frode facciamo l’Unione Bancaria con una serie di regole false, che tanto nessuno ci capisce un cazzo. Quindi il patto è: noi siamo i vostri Signori e vi comandiamo, voi continuate a maciullare la massa dei cittadini-cani, ma noi ora siamo i Signori assoluti”. Neofeudalesimo.”

(Paolo Barnard, giornalista economico)

… per la gioia degli scheletri negli armadi

Renzi cancella il segreto di Stato.

Flex:”Finalmente sapremo con quali mafie ha fatto accordi per diventare presidente senza elezioni”.

Il primo ministro Matteo Renzi ha tolto il segreto di Stato, declassificando gli atti su Ustica, Peteano, Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna e rapido 904. Per me e Gianluca Neri, che si inventò la benemerita “Banca della memoria”, con un archivio di sterminata documentazione, significa che si è posto un discrimine tra un’epoca e un’altra. Oggi non è più ieri: sarebbe ovvio, non lo è in Italia. Però non va bene. Non va bene perché in quelle carte non c’è nessun segreto, i presidenti dei famigliari delle vittime dicono che non è rilevante, senatori che vissero Sessantotto e Settanta vogliono sapere da chi come quando e in quali casi fu apposto il segreto. Ora, proprio non mi si può dire di essere renziano.

Mi limito a osservare tutto il nichilismo e il reazionariato emotivo che compongono, in un tristo melting-pot incivile e indigeribile, la caratura nazionale“. (Giuseppe Genna, scrittore)

Biowashball & Associati

«L’euro e l’Europa non devono essere un alibi. Noi abbiamo oggi 800 miliardi di spesa. Di questi, 100 sono tasse sul debito. Degli altri 700, possiamo tagliarne 200. Io discuterò con l’Europa sulla gestione, ma non per questo sono esonerato dal fare pulizia a casa mia”.» (Gianroberto Casaleggio)

Flex:”Ah, eccovi spiegato quel movimento di grillini sotto il tappeto di Casaleggio”.

I primi sintomi di un mutato atteggiamento nei confronti del debito pubblico si ebbero con l’economista Léon Walras (1834–1910), noto antisemita, fondatore dell’economia pura, il quale già affermava che l’aumento del debito pubblico poteva mettere in serio pericolo l’ordine sociale. Walras, nei suoi studi di economia applicata, sosteneva che l’equilibrio generale può essere raggiunto soltanto attraverso l’ordine totalitario e l’abolizione della democrazia. Gli USA gli facevano orrore: soleva dire che doveva essere fatto di tutto per impedire che gli Stati fossero al servizio del popolo. Non sarà un caso, evidentemente, che Walras fosse anche consigliere del Crédit Suisse. È proprio con Walras che ha inizio quel crimine economico di cui parla il mio eminente amico [Paolo Barnard, N.d.A.]. Significativo anche il fatto che, per analoghi motivi, Jacques Attali abbia qualificato gli Usa come uno Stato marxista (!), opinione in qualche modo suffragata da Marx stesso, che in una lettera a Lincoln scrisse: “ripongo ogni mia speranza negli USA“.

(Alain Parguez, economista)

L’Elemosiniere

Papa Francesco dona 50 euro e biglietti di auguri ai senzatetto.

Flex:”Non ho mai letto, nè visto film su Gesù in cui lui offre denaro agli umili per farli star bene. La rivoluzione culturale sta nella conquista dei diritti sociali (e non solo civili) gratuiti e per tutti, nelle politiche di interesse pubblico per una società di liberi ed eguali, per ridare dignità e potere contrattuale alle persone. Viviamo, invece, l’epoca della “falsa apparenza“, nella compassionevole concessione dall’alto della carità e della misericordia, distribuita secondo i desiderata, i tempi ed i luoghi del Signore Elemosiniere.

Viva la fratellanza fra i popoli che mira alla libertà e all’uguaglianza, abbasso la “fratellanza” dei Signori per confermare disuguaglianze e servitù”.

Il modello è semplice: privatizzazione, liberalizzazione, atomizzazione concorrenziale sfrenata, da integrare con elementi di carità, compassione e assistenza. Come ho detto prima: Mercati + Sant’Egidio, banchieri e preti, tutto nel quadro dell’accettazione, data per scontata e non più posta in discussione, del diritto assoluto dell’impero americano di intervenire militarmente in tutto il mondo, con il pretesto di imporre i diritti umani contro i dittatori riottosi, già ampiamente ridicolizzati dal circo mediatico“.

(Costanzo Preve, filosofo)

…il terzo giorno è “resort”

Questa Pasqua sia da esempio paradigmatico per tutti noi. I nostri carnefici, Draghi, Napolitano e Renzi, farisei milionari pronti ad incoraggiare l’approvazione di controriforme che mettono in croce i disoccupati, gli ammalati, i poveri e i diseredati, non vinceranno. Risorgeremo! (Francesco Toscano)

Flex:”Certo, il difficile resta sempre il come attuare la resurrezione democratica in un paese che passa da un presidente del consiglio a reti unificate all’altro. Per ora chi risorge sempre è solo l’INCIUCIO ed il fascino dell’apparire: dapprima come Unto dal Signore, ora come Unto dai Signori“.

Il 70% della popolazione non ha nessun mezzo di influire sulle politiche adottate dai vari livelli delle amministrazioni. Questo 70% è rappresentato da coloro che occupano le posizioni inferiori nella scala di reddito. Via via che si risale, l’influenza delle persone sulle politiche effettivamente adottate cresce. Sino all’1% che si posiziona più in alto nella scala sociale, rappresentato da coloro che, dalla politica, ottengono tutto ciò che desiderano. Questa non si chiama democrazia ma plutocrazia ed è questa la direzione verso la quale le nostre società stanno venendo sospinte. Il nome di questa tendenza si chiama neoliberismo: designa cioè tutto l’insieme di politiche economiche e sociali e di altro genere, ideate per conseguire questi risultati. Esiste a tal proposito uno studio effettuato dall’agenzia umanitaria Oxfam: 85 persone nel mondo detengono la medesima ricchezza detenuta da 3,5 miliardi di altre persone. Questo era l’obiettivo del neoliberismo e questo è quanto osserviamo sia in Italia che in altri paesi. Definirei ciò come un grande attacco alle popolazioni mondiali, il più grande mai avvenuto negli ultimi 40 anni. Direi persino un grande esercizio di Guerra di Classe, che ha veramente pochi esempi con cui essere paragonata”. (Noam Chomsky)