traPianti di lingua

“Le lingue diventano dialetti quando i popoli che le parlano perdono le guerre”. (De Andrè)
Flex:”Yes, of course”.

Tsipras: “Con Renzi parliamo la stessa lingua”.
Flex:”Ed è l’inglese”.

L’odierno uso criminale della lingua inglese, imposta come destino e come necessità sistemica del processo di globalizzazione, procede di conserva con il tragico smantellamento degli Stati nazionali, rimpiazzati dalla governance globale, ossia dal potere economico deterritorializzato delle multinazionali e dei banchieri apolidi. Chi non se ne accorge, è cieco o in cattiva fede. Chi asseconda tutto questo, nel duplice e sinergico movimento di abbandono della sovranità nazionale e della cultura italiana (quale si esprime nella nostra splendida lingua), è uno sprovveduto o un criminale. La cultura può esistere sempre e solo al plurale, come dialogo tra culture e lingue differenti che si rapportano secondo la loro comune appartenenza all’universale umano. La dinamica della mondializzazione capitalistica, imponendo un’unica cultura e un’unica lingua, si risolve nella soppressione della cultura in quanto tale, sostituita dal monoteismo del mercato e dalla reificante reductio ad unum da esso operata. L’odierna coazione all’uso della lingua inglese ne è una spia inquietante. (Diego Fusaro)

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