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25 aprile

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Mattarella ricorda che il 25 aprile è patrimonio di tutti gli italiani
Flex:”Salvo svendite sul mercato dell’eurozona”.

Laura Boldrini:”Il 25 aprile del 1945 l’Italia riconquistò la libertà e la democrazia”.
Flex:”Poi le mise all’asta su eBay”.

Renzi:”Abbiamo previsto diversi eventi per il 70′ anno della Liberazione.”
Flex:”Deve essere una sagra della retorica con i fiocchi. 

Salvini il 25 aprile lo festeggia in famiglia.
Flex:”Che Liberazione!”

Festeggiare la Liberazione il 25 aprile dovrebbe servire anzitutto come spunto per favorire un nuovo movimento di liberazione dai nuovi invasori: gli USA, che occupano attualmente il nostro territorio nazionale con oltre 110 basi militari; e l’Unione Europea, che sta quotidianamente violando lo spirito e la lettera della nostra amata Costituzione italiana. (Diego Fusaro, filosofo)

“Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica (…) Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea”…“i sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo”“I sistemi politici e costituzionali del sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se sono proposte modifiche sgradite dello status quo. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)”. (JP Morgan “The Euro Area Adjustment”, 28 Maggio 2013)

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storia di riciclaggio

8 aprile, giornata internazionale dei rom.
Flex:”TuttiSinti”.

La comunità ebraica non parteciperà al corteo del 25 aprile.
Flex:”Danno la replica dell’Olocausto su Gaza”.

Il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia è la lezione più importante che la storia ci insegna“. (Aldous Huxley)

il fiore del partigiano morto per la Troikà

Renzi twitta:”Viva l’Italia libera, un grazie ai ribelli di allora”.
Flex:”E ai Mercati di oggi”.

Flex:”Il 25 aprile 1945 l’Italia fu liberata dai tedeschi e restituita agli italiani. A quei tempi era sembrata una buona idea… ma poi misero basi gli americani e anche i tedeschi. Oggi, pertanto, festeggiamo ‘L’ibernazione’…, ma anche il 1 maggio non sta poi così tanto bene”.

In tema 25 aprile. Il paradosso dell’odierno antifascismo: se per fascismo intendiamo il fascismo storico mussoliniano, esso si è estinto da ormai più di cinquant’anni e non ha senso, dunque, la sopravvivenza dell’-anti alla realtà cui l’-anti si contrapponeva; se per fascismo intendiamo genericamente la violenza, oggi allora il fascismo è l’economia capitalistica (Fiscal Compact, debito, precariato, ecc.), ossia ciò che gli odierni sedicenti antifascisti accettano in silenzio. Morale? L’antifascismo oggi è solo un alibi per non essere anticapitalisti, una volgare scusa per combattere un nemico che non c’è più e accettare vigliaccamente quello esistente, il capitalismo. Ecco perché si celebra sacralmente la Liberazione passata e non si fa nulla per compiere quella presente, dal capitale e dall’eurocrazia. I partigiani sono oggi barbaramente uccisi una seconda volta dal patetico rito dell’antifascismo in assenza di fascismo“.

(Diego Fusaro, filosofo)

“La resistenza 1941-1945 fu un fenomeno europeo, e fu un fenomeno storicamente più che legittimo, perché se qualcuno ti invade, non importa con quale motivazione (esempio Afghanistan 2001, Iraq 2003) e ti invade con l’esercito, ti affama con la marina e ti bombarda con l’aviazione, il sacrosanto diritto internazionale dei popoli giustifica pienamente la resistenza. La ragione per cui io legittimo integralmente la resistenza armata dei popoli invasi militarmente dai Tedeschi e dagli Italiani (Francia, Norvegia, Belgio, Olanda, Albania, Grecia, Jugoslavia, Polonia, URSS e mi scuso se ho dimenticato qualcuno) è esattamente la stessa ragione per cui io legittimo integralmente la resistenza armata dei popoli invasi militarmente oggi dagli americani e dai loro fantocci NATO (Afghanistan, Iraq ecc.). Il fatto che l’estrema “destra” (non parlo di quella addomesticata e parlamentare) sia favorevole alla seconda e contraria alla prima, mentre la “sinistra” (intendo quella parlamentare-sarcastica do D’Alema e quella parlamentare-buonista di Veltroni) sia favorevole retroattivamente alla prima e contraria alla seconda riguarda non me, che non appartengo né all’una né all’altra tribù e me ne tengo lontano come i gatti dall’acqua, ma riguarda esclusivamente le due tribù sopraindicate.
L’Italia è una cosa diversa. L’Italia non era stata invasa e umiliata (come la Norvegia, la Grecia, l’Albania, la Jugoslavia ecc.). L’Italia fascista aveva invaso e umiliato. A partire però dalla fine del 1942 e dall’inizio del 1943 cominciarono i bombardamenti, e si fece strada l’idea che Mussolini avesse fatto un azzardo imprevidente ed avesse scelto non tanto l’alleato più “cattivo”, quanto l’alleato sbagliato, cioè il futuro “perdente”. A questo punto l’adesione passiva del 90% al regime fascista diventò l’adesione attiva ad esso del 20% (non sono uno storico, e sono costretto a fare queste valutazioni “ad occhio”). Ancora alla fine del 1942 Giorgio Bocca tuonava contro il complotto giudaico-massonico, mentre alla fine del 1943 era già partigiano sulle montagne di Cuneo. Solo un romanziere di fantapolitica potrebbe immaginare cosa sarebbe successo se Mussolini avesse firmato un trattato di pace da vincitore nel novembre 1940, con le sue poche “migliaia di morti” da gettare sul tavolo della pace. La resistenza italiana, quindi, è prima di tutto frutto dei bombardamenti e della sconfitta, e questo è un fatto che non ha nulla a che vedere con la valutazione delle motivazioni morali e politiche sia dei resistenti sia di coloro che si schierarono dalla parte dei “perdenti”.
Salandra e Sonnino avevano fatto un azzardo golpista ed extraparlamentare nel 1925, e gli era andata bene, perché si erano messi con i vincitori. Mussolini aveva fatto un azzardo analogo, che non era golpista ed extraparlamentare, perché il parlamento lo aveva già sciolto fra il 1925 e il 1926, e pagò questo azzardo con Piazzale Loreto. Per quanto mi riguarda, la storia della seconda guerra mondiale in Italia si riduce a questo. Ficcarci dentro la libertà e il totalitarismo, l’umanità e la disumanità, la civiltà e la barbarie, la destra e la sinistra, il marxismo e il liberalismo ecc. ecc. è cosa che sinceramente non mi interessa. Perché tenersi il Kenia è libertà e tenersi l’Etiopia è totalitarismo? Perché tenersi il Vietnam e l’Algeria è libertà e tenersi la Libia e l’Eritrea è totalitarismo? Perché Auschwitz non si può fare ed invece Hiroshima si può fare?
È questa una catena dei perché (l’espressione è di Franco Fortini) che il Politicamente Corretto dell’ultimo mezzo secolo ha sistematicamente non solo rimosso, ma addirittura reso illegittimo. E questo non è un caso, perché il contenzioso ideologico-simbolico della seconda guerra mondiale è servito anche per la terza, così come si può mangiare, riscaldandola, la minestra avanzata della sera prima.
Ripetiamolo, perché non ci siano equivoci. Chi scrive ritiene integralmente legittima la resistenza antifascista europea, ivi compresa quella italiana, così come ritiene sincere le motivazioni soggettive di coloro che scelsero il campo dei perdenti. E tuttavia ritiene chiuso questo episodio storico, e non chiuso in parte, ma chiuso del tutto. Oggi, e ripeto, oggi, mi interessa il modo in cui la gente si posiziona idealmente in questa quarta guerra mondiale in corso.
[…]
C’è in realtà una cosa, una cosa sola, che personalmente non perdono a Benito. Il fatto che abbia messo in divisa gli Italiani facendoli sfilare non mi fa né caldo né freddo, dal momento che gli Italiani sono stati d’accordo in maggioranza a farsi trattare in questo modo. È sempre possibile emigrare, e quando non è possibile per ragioni di famiglia, lavoro, salute ecc., è sempre possibile ripiegare in uno stato di esilio interno della coscienza, come è il mio caso soprattutto dopo il 1999 e la guerra assassina contro la Jugoslavia. In fondo, il mio rapporto con i miserabili faccioni dei politici televisivi non è poi molto diverso dal rapporto che gli antifascisti avevano negli anni Trenta con i cinegiornali, anche se ammetto apertamente che la libertà di espressone fa la differenza fra Prodi, Berlusconi e D’Alema, da un lato, e Starace, Baldo e Bottai dall’altro in favore dei primi. I primi peraltro mandano truppe a massacrare per conto terzi (USA in particolare) gli Jugoslavi, gli Afghani e gli Iracheni, mentre i secondi mandavano truppe per massacrare Libici, Etiopici, Greci e Jugoslavi. Ed è proprio questo che non sopporto nel fascismo. Non mi si dica che a quei tempi c’era il colonialismo, lo facevano tutti ecc. Per quanto mi riguarda, mille provvedimenti “sociali” non valgono un solo nobile resistente libico ed etiopico che si batte pro aris et focis. Visto che l’antifascismo mi costringe a posizionarmi simbolicamente in un passato integralmente trascorso, allora mi posiziono interamente per Omar al Mukhtar e per gli Etiopi in rivolta. È questo, e praticamente solo questo, che non perdono a Mussolini: l’aggressione ai popoli da colonizzare ed ai vicini che non ci minacciavano né direttamente né indirettamente.
Ed è allora proprio per questo che posso oggi schierarmi in un certo modo nell’attuale guerra mondiale in corso. Coloro che hanno costruito il loro “antifascismo” sulla semplice ideologia occidentalistica cosiddetta “antitotalitaria” oppure sul “ridicolo” dei cinegiornali del dittatore in divisa militare hanno potuto riciclarsi facilmente oggi nel nuovo antifascismo imperiale (il fascista Milosevic, il fascista Saddam, il fascista Ahmadinejad, i fascisti talebani ecc.). Ma chi scrive ha costruito il suo antifascismo su basi prevalentemente anticolonialistiche ed antimperialiste. Ciò che non andava nel fascismo non erano tanto i Littoriali, brodo di coltura della posteriore intellettualità togliattiana (Ingrao ecc.), quanto i gas asfissianti sui patrioti etiopici e le invasioni dei piccoli popoli vicini, fra cui l’invasione della Grecia ha un posto rilevante per mascalzonaggine imperdonabile.
Oggi non abbiamo più dei Mussolini, ma dei mussolinetti servili alla Sofri, e ritengo che su un argomento del genere abbia già detto anche troppo, e si possa passare ad altro”.

Costanzo Preve, La quarta guerra mondiale, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2008, pp. 88-89-90 e pp. 96-97.