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Capitalesimo 2

Renzi:”Prevista la riforma degli armortizzatori”.
Flex:”Li produrrà la FIAT”.

Camusso: “Si sta affermando la supremazia delle imprese sui lavoratori”.
Flex:”Ma il merito va anche ai segretari precedenti”.

La vicenda dell’art. 18 e dei luridi servi del capitale che l’hanno abolito è istruttiva. Ci insegna almeno una cosa: la nuova frontiera del capitale, dopo il contratto a tempo determinato, sarà il contratto a tempo indeterminato con possibilità di licenziamento senza se e senza ma in qualsiasi momento e con retribuzione insindacabilmente decisa dal datore di lavoro. Monsieur Le Capital non smette di celebrare le sue orge: il modello recente della Grecia, con licenziamento libero e indiscriminato di dipendenti pubblici, è alle porte. E la complicità del Pd in tutto ciò è sotto gli occhi di tutti: o, meglio, di quelli che alla posa dell’osservatore critico non preferiscono quella dello struzzo.

(Diego Fusaro)

Flex:”I vertici di Cgil, Cisl e Uil si riuniscono per capire se ci siano margini per ricondurre le diverse posizioni ad una azione unitaria: “Pizza?”

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Job Acthung!

Job Act
Flex:”Oltre la flessibilità, la genuflessione”.

Riforma del lavoro, “tutele crescenti in base all’anzianità”.
Flex:”Doveroso garantire un posto fisso a chi è morto”.

Renzi:”Stiamo lavorando moltissimo”,
Flex:”Sennò li licenziano”.

Intanto è spaccatura nel PD tra coloro che difendono il Governo e quelli che difendono il sindacato.
Flex:”Non pervenuta la corrente che difende i lavoratori”.

I leader sindacali chiedono al governo di “ascoltare le parti sociali”.
Flex:”O almeno che faccia finta”.

Renzi:””Sul lavoro vogliamo cittadini tutti uguali”. 
Flex:”Tipo Auschwitz”.

Di fatto, l’unico effetto plausibile dei contratti precari è che essi riducono il potere rivendicativo dei lavoratori e quindi consentono di ridurre i salari. Ma l’idea che abbattendo i salari si esca dalla crisi è anch’essa smentita dai fatti. Lo dimostra la Grecia, che nonostante un vero e proprio crollo delle retribuzioni continua a registrare crescita della disoccupazione e aumenti del debito“. 

(Emiliano Brancaccio – Università del Sannio)