Archivi tag: capitalismo

mediterraneo

Immigrazione, UE:”Cooperare anche con le dittature”.
Flex:”Dove assenti verranno istituite appositamente”.

Renzi: L’Europa non ha avuto una visione sulla Libia”.
Flex:”Il fumo lo avrebbe procurato lui”.

Intanto l’UE raddoppia i fondi per Triton.
Flex:”Triton e Ritriton”.

In alcune delle nostre province del Mezzogiorno specialmente, dove grande è la miseria e dove grandi sono le ingiustizie che opprimono ancora le classi più diseredate dalla fortuna, è una legge triste e fatale: o emigranti o briganti. (Francesco Saverio Nitti, L’emigrazione italiana e i suoi avversari, 1888)

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Domine Noster

ingsocbce

Flex:”In nomine Domine Et Filii Et Corporations Sancti…

Domine Noster
che sei nei Mercati
sia fatta la Tua Bolla Speculativa
e reso libero il Tuo Mercato,
affinchè il prezzo non sia concordato
ma frutto della Tua Volontà.

Dacci oggi il Nostro Finanziatore quotidiano
che rimetta a Noi i Suoi Debiti
in modo che Noi li rimettiamo agli altri Debitori.
E non indurci in moneta fiat
ma liberaci dai gufi eterodossi.

Amen.

Il capitalismo è una grande illusione, un’illusione inquietante, un trucco di magia finanziaria giocato sulle masse.” (J.M. Keynes)

Voglio cominciare con una citazione del responsabile del ministero delle finanze francese, che tra l’ altro, appartiene all’ ordine dei benedettini ed è anche capo dell’ Opus Dei francese. […] Cosa vogliamo?

Vogliamo distruggere la gente, creando una nuova tipologia di cittadini europei disposti ad accettare la sofferenza, la povertà, una popolazione disposta ad accettare salari inferiori a quelli cinesi“. (Alain Parguez, economista)

Speed Job

Agro Pontino: anfetamine agli immigrati per lavorare di più.
Flex:”Speed Capitalism, si avviCina il traguardo delle 24 ore su 24 di raccolti per terra. Col cucchiaino”.

Per la raccolta delle zucchine stiamo piegati tutto il giorno in ginocchio. Troppo lavoro, troppo dolore alle mani. Prendiamo una piccola sostanza per non sentire dolore”. (K. Singh)

Il confronto sulla produttività tra governo e parti sociali, che entra nel vivo in questi giorni, è un imbroglio a partire dal suo nome. Non molto tempo fa il Cnel ha annunciato una ricerca che proprio per i suoi risultati sorprendenti è stata subito rimossa. Sulla base di essa il decennio più produttivo degli ultimi quaranta anni è stato quello tra il 1970 e il 79. Sì proprio il decennio delle conquiste sindacali, sociali, civili, della scala mobile, del posto fisso, degli orari e dei contratti rigidi, dello stato sociale e della grande industria pubblica, proprio quel decennio ha visto il nostro paese raggiungere il tasso di produttività più alto di tutto l’occidente industriale. Da allora quel tasso è progressivamente diminuito, con un andamento parallelo alla regressione delle condizioni del mondo del lavoro. Fino agli anni duemila, che con l’Euro e le privatizzazioni hanno visto un vero e proprio tracollo sia del salario sia della produttività. Onestà vorrebbe che un governo fatto di tecnici partisse dai dati raccolti nella realtà e non dalla ideologia e dagli interessi dominanti. Che ci si domandasse se questi risultati clamorosi non dimostrano che tutte le politiche economiche liberiste di questi decenni hanno sì fatto star peggio i lavoratori, ma hanno anche colpito la produttività“.

(Giorgio Cremaschi)

Le élite europee stanno realizzando tutti gli scopi individuati. Soltanto che gli scopi perseguiti per davvero nel buio sono l’esatto contrario di quelli declamati per finta alla luce. Il modello di sviluppo inclusivo impostosi nel dopoguerra, sintetizzabile nella formula “produzione di massa per consumo di massa” (Bruno Amoroso, cit.), è ora nel mirino dei nazisti tecnocratici che controllano l’Europa. Fino a quando non avranno ricreato le stesse condizioni sociali tipiche del capitalismo ottocentesco descritto da Hugo ne “I Miserabili” non si fermeranno“.

(Francesco Maria Toscano, Il Moralista)

Hotel Gramsci

La casa di Gramsci diventa un hotel di lusso…

Flex:”I Quaderni dalla Hall. Meglio non poteva riassumersi la storia della sinistra italiana. Le 5Stelle sono per sfregio”.

I diversamente rossi…
L’hotel di lusso a cinque piani sorgerà nel centro di Torino, in Piazza Carlo Emanuele: si chiamerà Hotel Gramsci. Sorgerà sulle ceneri della casa in cui Antonio Gramsci abitò dal 1919 al 1921, fondando “L’Ordine Nuovo” e gettando le basi del futuro Pci. Non conosco, personalmente, miglior modo di descrivere la storia della sinistra italiana: il passaggio dalla nobile figura di Antonio Gramsci all’hotel di lusso a lui dedicato, con il pieno sostegno della sinistra cittadina. È l’emblema dell’involuzione indecente della sinistra, la tragicomica vicenda del “serpentone metamorfico Pci-Pds-Ds-Pd” (la definizione è di Costanzo Preve): in essa è possibile leggere, in filigrana, una dialettica di progressivo abbandono dell’anticapitalismo e di graduale integrazione, oggi divenuta totale, alle logiche illogiche del mercato divinizzato da parte delle forze di sinistra. L’Hotel Gramsci presenta una sinistra (!) analogia con il Grand Hotel Abisso di cui diceva Lukács nella Distruzione della ragione.

Il paradosso sta nel fatto che la sinistra oggi, per un verso, ha ereditato il giacimento di consensi inerziali di legittimazione proprio della valenza oppositiva del’ormai defunto Partito Comunista e, per un altro verso, li impiega puntualmente in vista del traghettamento della generazione comunista degli anni Sessanta e Settanta verso una graduale “acculturazione” (laicista, relativista, individualista e sempre pronta a difendere la teologia interventistica dei diritti umani) funzionale alla sovranità irresponsabile dell’economia. I molteplici rinnegati, pentiti e ultimi uomini che popolano le fila della sinistra si trovano improvvisamente privi di ogni sorta di legittimazione storica e politica, ma ancora dotati di un seguito identitario inerziale da sfruttare come risorsa di mobilitazione conservatrice.

Per questo, la sinistra continua inflessibilmente a coltivare forme liturgiche ereditate dalla fede ideologica precedente nell’atto stesso con cui abdica completamente rispetto al proprio originario spirito di scissione, aderendo alle logiche del capitale in forme sempre più volgari. Si tratta del tradizionale zelo dei neofiti, a cui peraltro – accanto ai riti di espiazione – si aggiunge il fatto che, sulla testa dei pentiti, pende sempre la spada di Damocle del loro passato comunista, che, ancorché rinnegato, può sempre essere riesumato all’occasione.

Lungo il piano inclinato che dalla nobile figura di Antonio Gramsci porta a Massimo D’Alema, si è venuto consumando il tragicomico transito dalla passione trasformatrice di matrice marxiana al disincanto weberiano fondato sulla consapevolezza della morte di Dio, con annessa riconciliazione con l’ordo capitalistico. Con i versi di Shakespeare, lilies that fester smell far worse than weeds: “orribile più di quello delle erbacce è l’odore dei gigli sfioriti“.

(Diego Fusaro, filosofo)