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Confindustria: “Se vince il NO il paese si ferma”. E non può essere delocalizzato.

Renzi: “Non sono affatto interessato al mio futuro”. Ce l’ha proprio col nostro. (Flex)

Secondo il Financial Times in caso di vittoria del NO:
Dimissioni di Renzi.
Uscita dell’Italia dall’euro.
Uscita della Francia dall’Ue.
Collasso dell’Eurozona.
Bancarotta delle principali banche europee.
Fine dell’Unione europea.
Sì, d’accordo, è importante votare NO, ma adesso non esageriamo con l’ottimismo. (Matteo Volpe)

riforme

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evasione di fine anno…

So solo che Mattarella stava parlando, un discorso asciutto (causa emergenza siccità)… poi mi sono svegliato in un vicolo senza il portafogli. (Flex)

Renzi :”Il discorso di Mattarella diretto al cuore degli Italiani”. Infarto lento! Eppure io avrei detto da un’altra parte. (Flex)

Mattarella:”Secondo uno studio di Confindustria l’evasione fiscale ammonta a 122 miliardi di euro l’anno. Lo stesso studio dice che dimezzando l’evasione si potrebbero creare 300mila posti di lavoro”.
Ma poi Confindustria. mercati e governo si affidano al Jobs Act per continuare nella grande evasione. (Flex)

Apple trova accordo con l’erario italiano e paga 318 milioni di euro risparmiando circa 880 milioni di IRES.
(ansa.it)

la solitudine dei numeri ultimi

Dipendenti IKEA in sciopero.
Flex:”Sono a pezzi”.

Renzi e Marchionne per il sindacato unico…
Flex:”Confindustria”.

Sul piano sociale e psicologico, l’impatto più profondo della flessibilità consiste nel rendere precaria la posizione delle persone prese di mira e nel mantenerle precarie, con l’adozione di misure quali la sostituzione dei contratti a tempo indeterminato e garantiti dalla legge con assunzioni a termine o collaborazioni temporanee, che permettono il licenziamento immediato; la proroga dei contratti e l’offerta di un tipo di impiego che mina il principio dei diritti acquisiti accumulati con l’arma della valutazione permanente, che fa dipendere la remunerazione dei singoli lavoratori dai risultati conseguiti individualmente; la spinta alla competizione tra settori e rami della stessa impresa, che priva di ogni razionalità la posizione unitaria dei dipendenti. Tutte tecniche di assoggettamento che, nel complesso, producono una situazione di incertezza endemica e permanente“.
(Zygmunt Bauman, La solitudine del cittadino globale, 1999)

Manifesto FMI Sindacati

Espettorato del lavoro

Flex:”Con 316 voti licenziato il Jobs Act alla Camera”.

Articolo 41 Costituzione Italiana
“L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Flex:”Con il Job Act diventa:
Art. 41 Bis:”L’iniziativa economica privata è neoliberista. Può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. 
La legge determina i programmi ed i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata per fini speculativi ed affaristici”.

Ma, come una volta dichiarò Joan Robinson, l’unica cosa peggiore di lavorare come uno schiavo salariato è quella di essere disoccupati. Basta chiedere agli italiani, che hanno ora il tasso di disoccupazione più alto da quando hanno iniziato a “tenere i conti”. Grazie alla rettitudine fiscale dell’UEM e tedesca“.
(L.R. Wray, economista MMT)

Rapporto di Confindustria: il 2014 è a crescita zero, ma con Job Act cresce la Fiducia.
Flex:”…e le tutele crescenti per Confindustria”.

La satira di Pawel Kuczynski

RIP(resa) al duemilaeSQUINZIci

Confindustria:”ripresa nel 2015″.
Flex:”ma la telecamera è cinese”.

Nel frattempo su job act la CGIL valuta ricorso in europa.
Flex:”che è un pò come chiedere a Manzoni di stroncare i Promessi Sposi.
La Camusso invoca la Carta di Nizza e Fichi”

Prese il libro di storia per i bambini e guardò il ritratto del Grande Fratello che campeggiava sul frontespizio. I suoi occhi lo fissarono, ipnotici. […] Un bel giorno il partito avrebbe proclamato che 2+2=5 e voi avreste dovuto crederci”.

(G. Orwell, 1984)

La satira di Pawel Kuczynski

Piatto Atlantico

Confindustria:”Quest’anno PIL piatto“.
Flex:”servito freddo. Inforchettati come PIGS“.

Marchionne: “Spero che Renzi tenga duro” .
Flex:”e continui a optare per le opere di pene!
A Mirafiori c’era la neveee…”

L’Italia è per l’Ocse il paese che ha maggiormente flessibilizzato il mercato del lavoro tra i paesi industriali, riducendo le tutele senza conseguire alcun incremento di produttività, anzi accompagnando la riduzione di tutele a dinamiche della produttività sempre peggiori“. (fonte: Keynes blog)

In un regime di piena occupazione permanente, il licenziamento cesserebbe di svolgere la sua funzione disciplinare. La posizione sociale del capo sarebbe indebolita, e la fiducia in se stessa e la coscienza di classe della classe lavoratrice crescerebbero. Gli scioperi per gli aumenti salariali e per i miglioramenti delle condizioni di lavoro creerebbero tensioni politiche. E’ vero che i profitti sarebbero maggiori in condizioni di piena occupazione di quanto non siano in media in condizioni di laisser-faire: ed è anche poco probabile che l’aumento dei salari risultante dal più forte potere contrattuale dei lavoratori riduca i profitti: esso aumenterà piuttosto i prezzi e perciò avrà effetti negativi soltanto sugli interessi dei rentiers. Tuttavia la “disciplina nei luoghi di lavoro” e la “stabilità politica” sono apprezzate più dei profitti dai dirigenti industriali. L’istinto di classe li avverte che la piena occupazione duratura non è salutare dal loro punto di vista e che la disoccupazione è parte integrante dei sistemi capitalistici“.

(Michael Kalecki, 1943a; trad. it. in 19ì5b, pp. 165-168).

StaiSerengeti

Renzi in Africa con una ventina di imprese italiane.
Flex:”C’è da fare un pozzo di soldi”.
Al suo arrivo accolto da un “Welcome Walter!”
Immediata la risposta del premier: “Africa’s problems are Senate reform, but now is the time of lunch. Shish!”.

Volesse il cielo che gli stolti e i dappoco fossero capaci dei più piccoli mali; purtroppo invece sono capaci anche dei più grandi“.

(Platone)

Giovane Ita(g)lia

I giovani di Confindustria: “fiducia al governo ma a tempo”.
Flex:”Determinato. Giobbe Act“.

Poi la proposta concreta “Fuori da Confindustria chi delocalizza all’estero”.
Flex:”Code ai caselli ed ai check in!

In realtà la giovane ita(g)lia (finanziaria e iper speculativa) è per la “globalizzazione degli sfruttamenti”. E quindi si chiedono: perchè sfruttare all’estero, quando si può sfruttare benissimo anche da noi. Renzi(e) è stato localizzato per questo. Le riforme vanno nella direzione “strutturale” da loro auspicata. Neets some body to love!

Poi chiosano: “Toccato il fondo”.
Flex:”Escluse le Fondazioni”.

La qualificazione del modello che l’€uropa sta attualmente imponendo e (forse) evolvendo, possiamo sintetizzarlo così: l’ordoliberismo che, – per ammissione non ufficiosa degli stessi massimi organi di governance UEM, oltre che per espressa previsione delle norme fondamentali dei trattati-, è (nelle intenzioni irremovibili di tale governance) destinato a solidificarsi nell’area UEM, è una costruzione ormai altamente instabile. Essa, nella rigidità delle intenzioni programmatiche confermate dopo le recenti elezioni (contro ogni evidenza dei suoi risultati), implica un modello deflattivo salariale accelerato che passa per il mantenimento di un’alto tasso di disoccupazione, una meramente formale lotta contro la deflazione irrealisticamente curata dalle nuove misure di Draghi, volte in realtà alla difficilissima costrizione della Germania alla reflazione-, e il perseguimento prioritario delle riforme liberalizzatrici “finali” del lavoro (sostanzialmente totale liberalizzazione del licenziamento in ogni settore, voluta dagli USA anche come precondizione essenziale del futuro Ttip, cioè dell’area di libero scambio USA-UE); poichè tale complesso di misure, sempre ambiguamente rilevabili tra le righe, dovendo l’ordoliberismo per sua natura esprimersi in modo tattico e dissimulato dai media-, ha come effetto l’acuirsi nel tempo dei problemi di caduta della domanda interna nell’area UEM, e (semmai) lo stabilizzarsi di un surplus commerciale complessivo dell’area stessa, le stesse misure sono destinate ad un fallimento estremamente doloroso per i popoli europei.
Fallimento doloroso in particolare per il nostro, che essendo fortemente patrimonializzato (almeno nelle valutazioni dello “ieri”) e (l’unico) super-fedele nella realizzazione dei vincoli fiscali, va sicuramente incontro a fasi di recessione alternata a stagnazione, per un lungo e insostenibile periodo, cui sarà inevitabilmente accompagnata la svendita dei suoi, sempre più svalorizzati, asset patrimoniali pubblici e privati, resi convenienti per i paesi creditori e gli investitori finanziari esteri, secondo la logica del “tacchino da spennare” (inutile sottolineare l’enfasi che, anche oggi, personaggi come Fortis o Prodi, pongono sugli IDE come presunto sistema di rilancio della nostra economia e persino dell’occupazione!); dovendo considerare la compatta ortodossia delle forze politiche italiane a questo modello, prima di dichiarare fallimento, c’è il rischio concreto che passino degli anni e che l’Italia sia perciò, in tale breve periodo, ridotta a “fabbrica cacciavite” e a hub turistico a controllo estero (naturalmente), subendo una deindustrializzazione irreversibile che non le consentirà più di riprendersi il suo posto tra le maggiori potenze industriali europee e mondiali.
Nondimeno, il costo del fallimento ineluttabile del modello deflazionistico-mercantilistico imposto dall’UEM, quand’anche scontassimo le pressioni USA sulla correzione reflattiva del surplus della Germania (comunque contraddittorie rispetto alla ripresa della domanda interna, essendo affidate alla sola politica monetaria ed irremovibile sul problema del costo del lavoro), rispondendo a calcoli e terapie già rivelatesi sbagliate su entrambe le sponde dell’Atlantico, condurrà la Germania a prendere atto dell’eccessivo rischio di intervento, ancorchè indiretto, a sostegno finanziario degli altri maggiori paesi, in particolare della Francia.

Quest’ultima, a sua volta, essendo già soggetta a forti tensioni politiche interne, non potrà ancora a lungo gradire un sistema che comunque non le consentirebbe di correggere a sufficienza la propria competitività extra-UEM (dato il corso dell’euro rispetto al dollaro, non mitigabile realisticamente con le politiche intraprese dalla BCE), per finire sotto l’influenza finanziaria dominante della Germania, secondo un’inesorabile proiezione, quale ci ha evidenziato Brigitte Granville.

Risultato: l’Italia ha la altissima probabilità di finire nella situazione sintetizzata da Churchill alla vigilia della seconda guerra mondiale (“potevate scegliere tra la guerra e il disonore: avete scelto il disonore e avrete la guerra”). Cioè sarà ridotta a manifatturiero “cacciavite”, espropriata del controllo dei principali gruppi industriali, costretta a livelli di reddito irrecuperabili rispetto al periodo ante-entrata nella moneta unica, e DOVRA’ COMUNQUE FRONTEGGIARE L’EURO-BREAK, innescato dalla Germania o dalla stessa Francia .”

(Luciano Barra Caracciolo)