Archivi tag: emigrazione

migro e magro

La Francia blocca i migranti per motivi igienici.
Flex:”I migranti invece lamentano la mancanza di bidè”.

La Germania invece riapre le frontiere…
Flex:”…ma prima doccia per tutti”.

Renzi: “Facciamo da soli”.
Flex:”Il solito pippone”.

Emigrazione, Istat:”Gli italiani che emigrano sono il doppio degli stranieri che arrivano”.
Flex:”Aiutiamoci a casa loro”.

Non si tratta qui del problema dell’accoglienza dei singoli migranti, che è opera in sé umana e giusta. Si tratta, invece, del macro fenomeno dell’immigrazione che è promossa strutturalmente dal capitale e difesa sovrastrutturalmente dalle sinistre. Il capitale ha bisogno dell’immigrazione per distruggere i diritti sociali e la residua forza organizzativa dei lavoratori. Il capitale mira a renderci tutti come migranti, senza diritti, senza lingua, senza coscienza oppositiva. L’immigrazione è uno strumento della lotta di classe, è lo strumento con cui il capitale uccide diritti sociali e abbassa il costo del lavoro. Chi critica il capitale senza criticare il fenomeno dell’immigrazione è un fesso; proprio come chi critica il fenomeno dell’immigrazione senza criticare il capitale“. (Diego Fusaro)

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€u €xport

Capitali in fuga dall’Italia. Oltre confine 67 miliardi in due mesi (La Repubblica)
Flex:”Favorire l’€xport è il primo obiettivo delle politiche europee”.

In Sardegna c’è il Sindaco di Elmas che ha predisposto un bando di €xportazione di Sardi… gli paga il biglietto di sola andata e un corso di inglese. Li mette sui gommoni a cercar fortuna…
Flex:”E’ una sorta di scafista legalizzato…”.

Prendiamo ad esempio il rischio di fughe di capitali. La verità è che queste già avvengono dentro l’eurozona. I capitali sono fuggiti dalla Grecia nel 2010, da Italia, Spagna e Irlanda nel 2011, e più di recente le fughe di capitale hanno colpito Cipro, dove per arginarle è stato persino ipotizzato un ripristino dei controlli sui movimenti di capitale. Un tipico errore in malafede degli apologeti dell’euro è quello di evocare lo spettro di quel che succederebbe fuori senza considerare che i disastri già si stanno verificando dentro l’eurozona”.
Il
(Emiliano Brancaccio, Università del Sannio)

la satira di Pawel Kuczynski
la satira di Pawel Kuczynski

Le riserve umane

Giovani, incubo lavoro al Sud: la disoccupazione vola al 61%. Mai così alta nella storia.
Flex:”Grandi attese per l’exportfai da te“. Per costoro il governo ha previsto un forte investimento di pacche sulle spalle. Ed è pronto un decreto che vieta di essere disoccupati per più di 6 mesi.

Mobilità, è valigia per mano andare lontano, è la mobilità…

Mantenere le persone al lavoro oltre i 60 anni quando la disoccupazione giovanile supera il 40% è un atto criminale. Altro che costi della politica“.

(Giacomo Bracci, attivista epic)

Le economie capitaliste non regolamentate, o mal regolamentate, soffrono la persistente disoccupazione e il degrado ambientale. Le politiche tradizionali per affrontare uno dei due, di questi problemi, difficilmente garantiscono sia la piena occupazione che la sostenibilità ambientale. Inoltre gli approcci tradizionali alla piena occupazione, anche se efficaci, probabilmente comporterebbero un maggiore degrado ambientale, mentre gli approcci tradizionali alla sostenibilità, anche se efficaci, probabilmente aggraverebbero la disoccupazione.

C’è un programma politico in grado di ottenere la piena occupazione e la sostenibilità ambientale?

Le recenti proposte per un servizio di pubblico impiego (PSE) o un programma di lavoro garantito (JG) basato sulla finanza funzionale possono affrontare sia il problema della domanda effettiva che quello del cambiamento strutturale. Affrontando il problema della funzionalità della disoccupazione, il programma PSE affronta le sfide sia di raggiungere e mantenere la piena occupazione, a fronte di carenze intrinseche della domanda aggregata, e affrontare il cambiamento strutturale e tecnologico. Una determinata ca”ratteristica dell’approccio PSE presenta anche la possibilità di affrontare la sostenibilità ambientale.

Al centro dell’approccio PSE c’è l’offerta di un lavoro a chiunque sia pronto e disposto al lavoro. Il governo federale paga il pacchetto PSE salario-benefici tramite la spesa a deficit. La disoccupazione è la prova che il disavanzo del bilancio pubblico è troppo basso. Come il governo assume i disoccupati, il disavanzo si espande. Il deficit fermerà la sua espansione quando non ci sarà più alcun disoccupato. A quel punto, il deficit è solo la giusta dimensione che serve per colmare il divario tra il livello di attività del settore privato e la piena occupazione. I lavoratori PSE possono essere impiegati in una varietà di servizi per la comunità. Dal momento che le attività PSE non sono a scopo di lucro, possono essere destinate a promuovere efficienza sociale, vale a dire, più ampi obiettivi macroeconomici e sociali“.

(Matthew Forstater, economista mmt)