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EUgenio

Scalfari:”Cessioni di sovranità urgono, economiche e politiche”.
Flex:”Va bene, prendetevi Emanuele Filiberto!
La Repubblica che si svende, La Repubblica dei Falò”.

La competitività non è un problema se è un divertimento innocuo, tipo sfidarsi in un gioco. Ma non vedo perché ciascuno debba coltivare il principio di fare meglio di un altro”. (Noam Chomsky, 1 settembre 2012)

La realtà non è un solido cristallo” diceva Marx, è un organismo suscettibile di trasformazione. Il compito della filosofia non è allora quello di rispecchiare la mistica della necessità dominante, ma semmai il produrre il senso della possibilità, come fondamento stesso della realtà, la possibilità di essere altrimenti rispetto al destinabile esistente. In altro modo è il mostrare in stile idealistico che l’essere in quanto esito di un porre è perciò stesso trasformabile“. (Diego Fusaro)

Scalfari

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Time Maut

Germania, pedaggio per gli automobilisti stranieri dal 2016.
Flex:”Si compra deutsche produkt, ci finanzia deutsche mark, si emigra in deutsche lander, si tasserà in deutsche autobahn, stravince deutche germàn.
Caos ai caselli, i piddini pretendono la ricevuta di pagamento in euro”.

Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi perché avremo bisogno di tutta la nostra forza” (A. Gramsci, “Ordine Nuovo”).

Le parole di Gramsci sono attuali oggi più di ieri. Perché – per chi ancora non lo sapesse – siamo nel bel mezzo di una “Seconda Restaurazione” (A. Badiou), organizzata dalle forze neoliberali scatenatesi dopo la sciagurata data del 1989. L’Unione Europea è l’esito di questa involuzione restauratrice, una vera e propria “rivoluzione passiva” (Gramsci) con cui i dominanti rinsaldano il loro dominio: e lo fanno – sempre dietro il nobile nome dell’Europa – rimuovendo i diritti sociali e del lavoro, aumentando le differenze sociali, distruggendo i popoli e i diritti alle differenze. Se non reagiamo in fretta, presto sarà troppo tardi. Se non lo si contrasta, il capitale si prende tutto“.

(Diego Fusaro, filosofo)

Social darwinismo

Papa Francesco:”I comunisti ci hanno rubato la bandiera dei poveri”.
Flex:”Gli serviva come tovaglia!
Per il messianico rito tra chi riesce a metterla per primo in tavola.
L’alibi di Marx:’non sono marxista’, per fortuna”.

E allora, esimio Pontefice, tragga la conclusione con l’infallibile coerenza che le compete: Marx non è un nemico, ma un alleato; Marx non è il male, ma il rimedio contro il male; Marx non è un delitto, ma la fine dei delitti; Marx non è l’ingiustizia, ma la lotta contro l’ingiustizia. Marx è un episodio del ‘comunismo ideale-eterno’, dalla Repubblica di Platone ad Antonio Gramsci, passando naturalmente per Gesù Cristo“.

(Diego Fusaro)

Il crollo, o meglio la dissoluzione implosiva del comunismo storico novecentesco non può essere a mio avviso interpretata come una semplice vittoria della destra contro la sinistra. In Occidente tutto il ceto intellettuale corrotto e stravolto vede con vero giubilo il crollo dell’URSS, senza rendersi conto che il vero problema tragico non è la perdita del potere da parte di burocratici cinici e corrotti (e comunque velocemente riciclati in intermediari economici della finanza mafiosa interna ed esterna), ma lo sprofondamento nella miseria di massa di milioni di sudditi privati di rappresentanza politica e soprattutto il venir meno di un contraltare strategico all’impero americano armato“.

(Costanzo Preve, filosofo)

[…]Un simile modello darwiniano, o meglio social-darwiniano, ha bisogno di un’integrazione compassionevole-caritativa. Ed ecco allora il signor Riccardi e il modello di sant’Egidio. Esteticamente, mi ha colpito la differenza tra la cena dei poveri di Sant’Egidio a Roma e la cena mista VIP-poveracci di Torino al Palaisozaki. In entrambi i casi c’erano i sindaci, di destra (Alemanno) e di sinistra (Fassino). A Roma prevaleva un’estetica cattolica compassionevole classica, di puri poveracci, con borghesi buonisti e volonterosi a servire vegliardi innocentemente bavosi. A Torino c’era invece l’estetica interclassista PCI-PDS-DS-PD, con poveracci mescolati con “personaggi della politica, dell’impresa e della cultura torinese” (cfr. La Stampa , 29 dicembre 2011). L’estetica picista ha sempre mescolato i plebei con Moravia, Guttuso e Ingrao. Si tratta della lunga durata di cui parlano spesso gli storici. Questo modello ha un futuro? E’ questa la vera domanda, non chi vincerà le prossime, irrilevanti, elezioni. Il modello è semplice: privatizzazione, liberalizzazione, atomizzazione concorrenziale sfrenata, da integrare con elementi di carità, compassione e assistenza. Come ho detto prima: Mercati + Sant’Egidio, banchieri e preti, tutto nel quadro dell’accettazione, data per scontata e non più posta in discussione, del diritto assoluto dell’impero americano di intervenire militarmente in tutto il mondo, con il pretesto di imporre i diritti umani contro i dittatori riottosi, già ampiamente ridicolizzati dal circo mediatico. Faccio una semplice previsione: nel breve periodo, ha molte possibilità di passare, ma in un medio e lungo periodo no…

Give UE a change!

Flex:”In anticipo le raccomandazioni dall’UE: “Arrendetevi”!
I pugni sul tavolo ed il cambiare verso all’Europa hanno prodotto i primi risultati: anticipato al 2015 il pareggio di bilancio”.

La novità passata sottotraccia nel vertice appena concluso è che la proposta del governo di rinviare il pareggio di bilancio per ora è stata respinta. Addirittura i leader, incluso il premier Matteo Renzi, hanno dato il loro “endorsement” (appoggio, approvazione) a un documento ufficiale che raccomanda all’Italia di fare l’opposto di ciò che aveva chiesto: il pareggio già l’anno prossimo, non nel 2016. Si tratta del testo della “raccomandazione del Consiglio” (cioè dei governi) su proposta della Commissione europea riguardo al programma di stabilità italiano.
(fonte La Repubblica)

Jean-Claude Juncker nuovo presidente della UE. Il criminale regime eurocratico e le oscene politiche neoliberali gettano la maschera e si mostrano apertamente per quello che sono. Emerge finalmente in modo nitido e incontrovertibile come l’Europa sia oggi solo un nobile nome che occulta, legittima e glorifica i crimini delle politiche neoliberali e del capitalismo trionfante; ossia quelle politiche in nome delle quali – sempre complice il teologumeno “ce lo chiede l’Europa!”– ci toglieranno fino all’ultimo diritto sociale. L’obiettivo è quello di americanizzare l’Europa, ossia di imporre al vecchio continente il capitalismo di tipo americano, senza diritti, con privatizzazione integrale e concorrenza selvaggia. Ecco il fondamento della politica di Juncker: “prendiamo una decisione, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo un po’ per vedere che cosa succede. Se non provoca proteste né rivolte, perché la maggior parte della gente non capisce niente di cosa è stato deciso, andiamo avanti passo dopo passo fino al punto di non ritorno”. Et voilà, il gioco è fatto. Come dire: noi proviamo a compiere i peggiori crimini, e se nessuno reagisce, va benissimo! Del resto, si compendia così l’andamento generale di questi ultimi anni di recessione socio-politica e di decrescita infelice, nonché di addomesticamento forzato del conflitto e di trionfo del capitale su tutto il giro d’orizzonte. Il capitale incarnato dall’eurocrazia sta vincendo, con lacrime e sangue per i più deboli. Ma la storia è aperta, con buona pace degli alfieri del teorema della “fine della storia”: e il conflitto può rinascere. Gli schiavi possono tornare a lottare per riprendersi tutto. Occorre risvegliare la loro coscienza e le passioni politiche oggi mutile. Nel clima di generale ottundimento, vi sono Italiani che non si arrendono. Vi sono Italiani che tengono alta la testa, che sono pronti a lottare per difendere ciò che hanno ricevuto dai padri e per salvare la dignità del lavoro e i diritti conquistati sul campo. Chi lotta può perdere sul campo: però chi non lotta ha già perso in partenza. Sono fiero di appartenere alla cerchia di quegli Italiani che non si arrendono. Signor Juncker, nulla di personale, ma faremo di tutto per contrastarla e per reagire alle sue politiche criminali.

(Diego Fusaro)

Kultour

“Un pueblo que se identifica en su cultura es un pueblo invencible”.
Flex:”Siamo nell’UE perché l’italiano si sente invincibilmente tedesco!”

‘Al dio degli inglesi non credere mai…’ (F. De André)

Negare il sentimento di patria è lottare contro una realtà della vita, perchè è inutile contestare la preferenza che tutti abbiamo per il luogo in cui siamo nati, per la lingua che parliamo, ecc… Negare la patria è andare anche a ritroso della storia, perchè anche i nostri più grandi precursori, come Carlo Pisacane, si sacrificarono per la sua difesa…” (Costantino Lazzari)

Sono uno allievo indipendente di Hegel e Marx, Gentile e Gramsci, ma mi considero abbastanza isolato nel panorama culturale italiano, perché la sinistra in Italia è passata dalla lotta al capitale alla lotta per il capitale. I suoi nomi di spicco sono Fabio Fazio e la signora Dandini, Zagrebelsky e Rodotà. In questo senso, non ne faccio mistero, mi sento un dissidente e un ribelle, e propongo un pensiero in rivolta contro l’esistente. La sinistra oggi è contro la borghesia ma non contro il capitalismo globale: ma dal 1968 è il capitalismo stesso che lotta contro la borghesia, cioè contro quel mondo di valori (etica, religione, Stato, valori borghesi, ecc.) per loro stessa natura incompatibili con la mercificazione universale capitalistica. Per ciò, lottando contro la borghesia, dal 1968 ad oggi la sinistra lotta per il capitalismo. Io ritengo che si debba invece lottare contro il capitalismo e che sia ancora valido un ideale di emancipazione del genere umano inteso come un soggetto unitario (la razza umana), che esiste solo nella pluralità delle culture e delle lingue, delle tradizioni e dei costumi, ossia in quella pluralità che – diceva il filosofo Herder – è il modo di manifestarsi di Dio nella storia“.

(Diego Fusaro)

Delitto e castigo

Stermina la famiglia, poi va a tifare Italia.
Flex:”un pò come ha fatto Monti qualche anno fa”.

Oggi il sistema onnipervasivo della manipolazione organizzata, della distrazione di massa, del controllo millimetrico delle coscienze e dell’amministrazione dei consensi ha deciso di rincoglionirci con l'”omicidio di Yara” (ieri quello di Garlasco, prima quello di Cogne, e prima ancora quello di Novi Ligure). Ci vuole tanto a capire che è l’ennesima strategia per ottenebrare le coscienze e per dirottare l’attenzione dalle contraddizioni sistemiche (Europa, dittatura finanziaria, ecc.)? La manipolazione organizzata trova nella strategia della “distrazione programmata” una feconda risorsa simbolica. Dirottando l’attenzione su contraddizioni estinte o su questioni irrilevanti, spesso create ad hoc dalla propaganda ufficiale, la passione della critica è ininterrottamente distolta dalla contraddizione principale, nemmeno più nominata. La curiosità dell’opinione pubblica, ossia l’“incapacità di soffermarsi su ciò che si presenta” (M. Heidegger, “Essere e tempo”, § 36), è alimentata dirottando continuamente l’attenzione su nuovi oggetti portati ad hoc alla ribalta dalla manipolazione organizzata, in modo da addomesticare le menti e da plasmarle secondo l’ordine ideologico. Un ruolo decisivo è, ovviamente, svolto dal circo mediatico e da quei cani da guardia che sono i giornalisti, clero postmoderno che non crede in nulla e parla di tutto“.

(Diego Fusaro, filosofo)

Europe Twilight

Renzi:”Voglio un’Europa light“.
Flex:”Certosino”.

Renzi:”Occorre salvare la classe media”.
Flex:”Serve viva per dare continuità alle politiche vessatorie. Europe Twilight Motiv”.

Complici le prestazioni dell’industria culturale e della sua produzione di consensi e di omologazione, lo smantellamento degli Stati e della loro egemonia politica rappresenta oggi una costante dell’imposizione – chiamata globalizzazione – del one world dell’omologazione planetaria coincidente con il mercato transnazionale. I cittadini globali figurano come semplici emanazioni della teologia mercatistica. Essa impone come unico profilo antropologico possibile quello dell’apolide atomo di consumo deterritorializzato e senza cultura, senza patrimonio simbolico e senza tradizione, plasmato capillarmente dalle prestazioni della forma merce, incapace di parlare una lingua che non sia la neo-lingua orwelliana, l’inglese asimbolico e aculturale dell’economia. La forma merce non conosce né tradizione, né autorità, ma solo illimitata circolazione senza barriere morali e religiose, senza confini etici o statali“.

(Diego Fusaro, filosofo)

Mercati, l’involuzione dell’umanità

Unire tutte le forze contro il capitale“. (Gramsci, La tesi di Lione 1921)

Flex:”Unire la cultura dell’amor patrio, frenata dell’eccesso nazionalismo e la cultura della socialità, frenata dell’eccesso moralismo. Unire le forze produttive regolate dell’eccesso di egoismo menefreghista e avidità speculativa accumulativa e le forze sociali lavorative, regolate dell’impeto vendicativo, moralistico e profuso di antitalianità. Uniti per la sempre eterna lotta di classe: quella contro le elite finanziarie capitaliste globali che pianificano, governano e dominano le nostre vite. Per una società di popoli pienamente eguali liberi e sovrani.

Oggi, pertanto, l’unica dicotomia valida nello scenario post moderno è tra chi è favorevole all’euro e al processo di globalizzazione capitalistica e chi rifiuta il fanatismo del mercato e dell’Ecoonomia, chi rifiuta il ‘cretinismo economico’, ridando vita alle parole di Gramsci. I politici di oggi non si dividono più per ideali, ma per cretinismo economico, variamente modulato: cifre diverse, ma sempre identica la visione delle cose: totale accettazione e sudditanza assoluta alla finanza e all’economia. Bisognerà, pertanto, unire tutte le forze contro l’euro, non per tornare ai nazionalismi del passato, ma per perseguire l’ideale, il sogno desto, di un’altra Europa. Un’Europa fatta di popoli eguali, liberi, fraterni e sovrani, in cui ci sia il primato della Politica, cioè della vera politica popolare e non quella odierna della centralità del Mercato. USCIRE DALL’EURO, quindi, per riconquistare la nostra sovranità, tesi fra l’altro già espressa in passato dallo stesso Gramsci, il quale aveva intuito, pur non esistendo ai suoi tempi l’eurocrazia, la via del nazional popolare come rimedio di uscita daii nessi di forza capitalistici.

In conclusione cito Eraclito: ‘Più dell’incendio bisogna spegnere la dismisura.“. (Diego Fusaro, filosofo)