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valori congelati…

Istat:”Chi vive con il nonno è meno povero”. Soprattutto se se ne sta come uno ‘stock fisso’ nel freezer. (Flex)

«Il regime abbattuto da una rivoluzione vale, quasi sempre, meglio di quello che lo ha immediatamente preceduto, e l’esperienza ci insegna che il momento più pericoloso per un cattivo governo è, di solito, quello in cui esso comincia a riformarsi. Occorre un altissimo genio per salvare un sovrano che si propone di alleviare la condizione dei sudditi dopo una lunga oppressione. Il male, che pazientemente si tollerava come inevitabile, sembra impossibile a sopportarsi dal momento che s’affaccia l’idea di sottrarvisi». tratto da ‘L’antico regime e la Rivoluzione’ di Alexis De Tocqueville

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Garanzia Giovane

Napolitano:”Se i giovani non trovano lavoro l’Italia è finita”.
Flex:”Per questo li si delocalizza al
passaporto internazionale”.

Se curiamo la disoccupazione, i deficit che attualmente affrontiamo necessariamente si restringono. Questa è l’esperienza universale di rapida crescita economica: le entrate fiscali aumentano, la spesa sociale pubblica si riduce, e il bilancio si sposta verso l’equilibrio“. (J. Galbraith, R. Skidelsky, P. Davidson)

Il dovere fino in Fondo

Napolitano:”Ridurre il debito è dovere verso i giovani”.

Flex:”…che espatrieranno in Germania e dintorni”.

[…] Chi parlava in tempi non sospetti di un rischio di “mezzogiornificazione” europea aveva visto giusto: nel senso che il dualismo economico che si riteneva essere un mero caso speciale, caratteristico dei soli rapporti tra Nord e Sud Italia, sembra oggi essersi elevato al rango di caso generale, rappresentativo delle relazioni tra i paesi centrali e i paesi periferici dell’intera Europa. Stando dunque alle dinamiche in corso, in un arco di tempo non particolarmente esteso i paesi periferici dell’Unione potrebbero essere ridotti al rango di fornitori di manodopera a buon mercato o, al più, di meri azionisti di minoranza di capitali la cui testa pensante tenderà sempre più spesso a situarsi al centro del continente. Naturalmente, sarebbe un’ingenuità teleologica considerare scontato un simile esito. Esso, infatti, incontra forti resistenze da parte delle rappresentanze politiche dei capitali periferici. Gli sviluppi dello scontro che ne consegue, tutto interno agli assetti capitalistici europei, allo stato dei fatti restano incerti. Coloro i quali tuttora sperano in una ricomposizione degli interessi con i capitali centrali dell’Unione, invocano di continuo una riforma degli assetti istituzionali europei, che riequilibri i rapporti tra i paesi membri o consenta almeno di mitigare i tremendi effetti della mezzogiornificazione delle periferie. Fino a questo momento, tuttavia, si è trattato di vani auspici“. (Emiliano Brancaccio, economista)