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Barack e burattini…

“Obama a cena con Renzi e Benigni“. Barack e burattini.

“Mandiamo militari italiani in Lettonia”. E non ditelo all’articolo 11 della Costituzione.

Difesa, Pinotti:”Militari italiani saranno schierati in Lettonia”. Nel famoso Lettone di Putin.

Gentiloni:”Non è un’aggressione alla Russia”. Anzi, ci faccia sapere se ha bisogno di qualcosa.

Si schifano tanto i confini nazionali e poi si inviano soldati italiani a difendere confini NATO in Lettonia. Emigranti in divisa per l’America. (Flex)

«Per quanto non si possa dire pubblicamente, il fatto che l’Europa per nascere ha bisogno di una forte tensione russo-americana, e non della distensione, così come per consolidarsi essa avrà bisogno di una guerra contro l’Unione Sovietica, da saper fare al momento buono». (Altiero Spinelli, 1948-1969 Diario Europeo, il Mulino 1989. pag. 175)

nobel pace

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demenza con divisa…

“Renzi in mimetica visita i soldati in Libano”. La guerra del Goffo. (Flex)

Come il patriottismo non deve essere confuso con il nazionalismo (di destra»), così l’internazionalismo non deve essere confuso con il cosmopolitismo (di «sinistra»). Poiché l’abbandono o l’oblio della propria cultura rendono incapaci di comprendere l’attaccamento degli altri alla loro, il risultato dell’universalismo astratto non è il regno del Bene universale, ma la realizzazione di un «universo ipnotico, glaciale e uniformato» il cui soggetto è quell’essere narcisistico pre-edipico, immaturo e capriccioso che è il consumatore contemporaneo.

(Alain De Benoist)

La ninna nanna de la guerra

Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vò la zinna:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello
Farfarello e Gujermone
che se mette a pecorone,
Gujermone e Ceccopeppe
che se regge co le zeppe,
co le zeppe d’un impero
mezzo giallo e mezzo nero.

Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucili
de li popoli civili

Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s’ammazza
a vantaggio de la razza
o a vantaggio d’una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.
Chè quer covo d’assassini
che c’insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe li ladri de le Borse.

Fa la ninna, cocco bello,
finchè dura sto macello:
fa la ninna, chè domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.
E riuniti fra de loro
senza l’ombra d’un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!

(Trilussa, anno 1914)

Flex:”ParISIS, ma nun è ISIS”:
TERRORIST MODERATE

Fatima ‘o piaciere

Renzi a Baghdad per conto dell’UE.
Flex:”Il dialogo è la giusta premessa per qualsiasi vendita di armi. E per le necessarie riforme strutturali utili ai delocalizzatori di democrazia”.

Intanto Papa Francesco: “E’ in atto una terza guerra mondiale, ma a pezzi“.
Flex:”E’ la crisi, una intera non ce la possiamo permettere”.

… non maleditemi non serve a niente tanto all’Inferno ci sarò già“.

È francamente ripugnante – ieri come oggi – il pacifismo delle masse impotenti che sfilano tra bandiere policrome e belati osceni (“paceee! paceee!”), mentre l’economia continua a mietere le sue vittime e a diffondersi imperialisticamente con bombardamenti umanitari. Il pacifismo non è che l’introiezione del potere in un mondo intessuto di violenza e aggressioni: esso è, dunque, la legittimazione del monopolio della violenza aperta dei dominanti e di quella silenziosa di un sistema che espropria l’umanità del futuro. È, in altri termini, un modo sofisticato (ma neanche troppo!) per negare ai dannati della terra perfino il diritto di lottare e di opporsi alle angherie che quotidianamente patiscono sulla loro carne viva“.

(Diego Fusaro)

«La parola d’ordine della difesa della patria è legittima e progressista in caso di guerra di liberazione nazionale».

(Vladimir Lenin)