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pre-occupation

Disoccupazione, nuovo record (13.2% generale 43, 3% giovanile).
Flex:”Ancora uno sforzo e saremo maggioranza”.

Quando l’ideologia viene meno, viene pure meno la possibilità dei sindacati di ottenere dei risultati. Inoltre, i processi di contrattazione collettiva ordinata (la concertazione n.d.r), anche quando danno dei risultati, tendono a diventare così complessi e burocratici da produrre disaffezione….[]…più i sindacati e i partiti operai accettano procedure regolari, più s’indebolisce la loro capacità di mobilitare i propri seguaci e fare veramente pressione sul sistema. 

(Michel Crozier, The Crisis Of Democrazy, anno 1975)

La satira di Pawel Kuczynski
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…e la diritta via fu smarrita

Dachau, rubata la targa “Il lavoro rende liberi”.
Flex:”Sarà sostituita dal testo del Jobs Act”.

Renzi ai sindacati:”Non sfruttare il dolore dei precari”.
Flex:”Che poi lavorano male”.

Prevedo la spoliticizzazione completa dell’Italia: diventeremo un gran corpo senza nervi, senza più riflessi. Lo so: i comitati di quartiere, la partecipazione dei genitori nelle scuole, la politica dal basso… Ma sono tutte iniziative pratiche, utilitaristiche, in definitiva non politiche. La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata. Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e come“. (Pier Paolo Pasolini)

Flex:”Le vie del Signore sono a senso unico”.

La satira di Pawel Kuczynski

Job Act si gira!

Job Act, va in scena la videosorveglianza dei lavoratori.

“..Chi poi ad esser automa non si rassegnerà, 
con la telecamera di sorveglianza licenziar si potrà”. (Francisco La Manna, Alza il Pugno)

Flex:”E se fuori orario gli scapperà la pipì o la puppù 
con il Job Act farsela addosso non sarà più un tabù”.

A londra ci sono CCTV ad ogni angolo, se non sbaglio 4 milioni (su 8 milioni di abitanti), però il G8 si svolge a porte chiuse“.

(Emanuele Dionisio, attivista mmter’s) 

Nel job act si procede allegramente a “modernizzare” quel vecchiume dello Statuto dei Lavoratori. Ultimo articolo preso di mira il 4, dove si parla di videosorveglianza.L’articolo originale proibiva esplicitamente la videosorveglianza dei lavoratori, autorizzandola solo in casi eccezionali, dopo accordi, e SOLO per ragioni di sicurezza sul lavoro. Si poteva mantenere una norma così obsoleta, in tempi di twitter, selfie e tablet? Ma figuriamoci. E così ecco in arrivo la modifica, che apre alla “revisione della disciplina dei controlli a distanza, tenendo conto dell’evoluzione tecnologica e contemperando le esigenze produttive ed organizzative dell’impresa con la tutela della dignità e della riservatezza del lavoratore”. Tutta un’altra cosa, vero? Suona molto più moderno, più in sintonia col governo del Fare!Certo, l’atmosfera in azienda e in fabbrica sarà più simile a quella di certe celle del 41 bis o della casa del Grande Fratello, ma questi ed altri sacrifici si fanno per la modernità“.

(Tiziana Ciprini)


La satira di Pawel Kuczynski

Job Alt

Napolitano sul Job Act: “è un passo avanti, ma c’è ancora molto da fare”.
Flex:”Eliminare tutti i lavoratori richiede del tempo”.

Se ci sono persone disoccupate involontarie (dovremmo aggiungere e sottoccupate) significa che il disavanzo è troppo basso”. (Randall Wray, economista MMT)

Flex:”Se ci sono persone occupate (in)volontarie a disoccupare (e a sottoccupare) significa che il disavanzo di democrazia è troppo alto”.

Il primo principio della Teoria della Moneta Moderna è che, in un’economia dinamica capitalistica, la moneta è la condizione esistenziale del processo di produzione sequenziale.Essa è regolata dal principio di flusso/reflusso che vincola tutti gli agenti produttivi, sia le imprese che lo Stato.Nella prima fase del processo produttivo, le imprese e lo Stato,determinano il loro livello di spesa desiderato.In una seconda fase devono ottenere credito da parte delle banche, delle banche commerciali, e anche della Banca Centrale in qualità di banca dello Stato.In una terza fase possono spendere la somma di denaro che hanno ottenuto come contropartita del credito. Nel caso delle imprese, la moneta compare nella forma di conto di deposito presso le banche commerciali mentre, nel caso dello Stato, essa si presenta sotto forma di conto di deposito del Tesoro presso la Banca Centrale.Lo Stato deve quindi sempre avere un conto corrente presso la Banca Centrale. Le imprese non possono spendere gli incassi che non hanno ancora ricevuto, e lo Stato non può spendere le tasse che ancora non esistono.“. (Alain Parguez, anno 1998)

La satira di Pawel Kuczynski

Nel frattempp Renzi presiede la Conferenza UE sull’Occupazione.
Flex:”Abusiva di Palazzo Chigi”.

Dividi et compera

Riforma lavoro, il PD fintamente si divide…
Flex:”I disoccupati realmente si moltiplicano”.

Poletti:”Per investire le aziende hanno bisogno di un clima amico”.
Flex:”Ed alle Cayman si sta da Dio”.

Landini:”Pronti a occupare le fabbriche”. 
Flex:”…cominciando con il togliere le ragnatele”.

Al via i licenziamenti via sms…
Flex:”i sindacati contrariati propongono emoticons gioiosi ed un periodo di sospensione in bozze”.

Il governo giustifica il Jobs Act sostenendo che occorre rendere il mercato del lavoro italiano più flessibile, più equo e più simile a quello della Germania. In realtà i dati OCSE mostrano che le riforme Treu, Biagi e Fornero hanno determinato una caduta delle tutele dei lavoratori italiani che è stata addirittura tripla rispetto alla riduzione delle protezioni che nello stesso periodo si è registrata in Germania. Gli indici dell’OCSE mostrano che ormai i lavoratori a tempo indeterminato in Italia sono meno protetti che in Germania. Inoltre, quando si parla di “apartheid” del mercato del lavoro, cioè di un divario tra protetti e precari, bisognerebbe ricordare che in Germania quel divario è triplo rispetto all’Italia. Infine, bisognerebbe smetterla con questa litania secondo cui una maggiore precarizzazione del mercato del lavoro riduce la disoccupazione. Questa tesi è stata seccamente smentita da vent’anni di ricerche empiriche. Dunque il Jobs Act si fonda su tesi false e per questo andrebbe respinto al mittente. Quanto al Tfr in busta paga, è un’anticipazione che rischia solo di deteriorare ulteriormente i risparmi dei lavoratori e che avrà effetti sulla crescita risibili. E’ l’ennesima dimostrazione che quella di Renzi non è una politica definibile tradizionalmente di “centro”. In realtà il governo segue una linea demagogica e populista“.

(Emiliano Brancaccio, Università del Sannio)

jobacta!

Job Act, al Senato per 4 volte è mancato il numero legale.
Flex:”Si sentiva fuori luogo”.

TFR in busta paga…
Flex:”Ti Frego Remunerandoti (con i tuoi denari)”.

Flex:”Il nuovo contratto sarà a tempo indeterminato perché potrà finire in qualsiasi momento.

I bersaniani fanno sapere che non faranno mancare la fiducia al governo, ma proseguiranno la battaglia nella Camera.
Flex:”Smacchieranno lenzuola!
Dopo la fiducia sfiduciata di Civati, arriva la fiducia critica di Damiani”.

Renzi:”Con i sindacati molti punti d’incontro”.
Flex:”O meglio di raccolta”.

L’Europa non ama più la vita, questo è il suo segreto”. (A. Camus, “L’uomo in rivolta“)

Flex:”Eu de Cacagarel, il profumo di ricino oggi è europeista”.

Job Acthung!

Job Act
Flex:”Oltre la flessibilità, la genuflessione”.

Riforma del lavoro, “tutele crescenti in base all’anzianità”.
Flex:”Doveroso garantire un posto fisso a chi è morto”.

Renzi:”Stiamo lavorando moltissimo”,
Flex:”Sennò li licenziano”.

Intanto è spaccatura nel PD tra coloro che difendono il Governo e quelli che difendono il sindacato.
Flex:”Non pervenuta la corrente che difende i lavoratori”.

I leader sindacali chiedono al governo di “ascoltare le parti sociali”.
Flex:”O almeno che faccia finta”.

Renzi:””Sul lavoro vogliamo cittadini tutti uguali”. 
Flex:”Tipo Auschwitz”.

Di fatto, l’unico effetto plausibile dei contratti precari è che essi riducono il potere rivendicativo dei lavoratori e quindi consentono di ridurre i salari. Ma l’idea che abbattendo i salari si esca dalla crisi è anch’essa smentita dai fatti. Lo dimostra la Grecia, che nonostante un vero e proprio crollo delle retribuzioni continua a registrare crescita della disoccupazione e aumenti del debito“. 

(Emiliano Brancaccio – Università del Sannio)

Il Giobbe Actung!

L’europa promuove il Job Act di Renzi…
Flex:”Per chi è senza lavoro Renzi(e) ha pronto un piano. Da cui buttarsi.
Job Act, la novità è che quando cercherai lavoro ti risponderanno ‘Sorry’ o ‘Jämmerlich’“.

Intanto è record disoccupazione: vola al 13,6% nel trimestre, al 46% tra i giovani.
Flex:”I disoccupati si delocalizzano in cielo”.

Arthur Cecil Pigou economista ultraliberista riteneva che la disoccupazione di massa degli anni ’30 dipendesse soprattutto da salari troppo elevati rispetto alla produttività del lavoro, e che solo accettando una riduzione degli stessi si sarebbe raggiunta la piena occupazione. Pigou giunse addirittura a nobilitare la figura del “crumiro”, sostenendo che il suo comportamento, fiaccando i sindacati e spingendo i salari al ribasso, avrebbe prima o poi favorito il raggiungimento dell’equilibrio di pieno impiego. Più di recente, i premi Nobel Becker, Lucas, Heckman e altri, hanno fornito ulteriori argomenti a sostegno dell’idea che sul mercato del lavoro si giochi la partita principale della politica economica. E hanno pure contribuito a chiarire che, da un punto di vista teorico, la ricetta del salario flessibile fa tutt’uno con quella dell’uomo flessibile, ossia con la libertà di licenziamento“.

(Emiliano Brancaccio, economista)

Decreto Lobby & Work

Renzi: “La Merkel è un modello“.
Flex:”modello Giuditten”.

I primissimi provvedimenti risalgono persino a Ciampi. E’ vero tuttavia che il pacchetto Treu determinò una caduta molto accentuata dell’indice di protezione dei lavoratori, alla quale seguì un calo ulteriore con la legge Biagi del governo Berlusconi. Il Jobs Act di Renzi non è altro che il sequel del medesimo film che i governi che si sono succeduti in questi anni hanno quasi ininterrottamente mandato in onda. Con risultati irrilevanti sul terreno dell’occupazione. Del resto, la creazione di lavoro dipende soprattutto da altri fattori, tra cui l’orientamento espansivo o restrittivo elle politiche economiche.

[…] Prima di definirla una mossa “di sinistra” vorrei capire più in dettaglio dove nei prossimi anni la spending review andrà a tagliare. Se ad esempio colpisse i servizi pubblici i lavoratori subordinati potrebbero trarre più svantaggi che benefici. Riguardo agli effetti sulla crescita, vorrei ricordare che in Italia negli ultimi 5 anni abbiamo perso un milione di posti di lavoro e abbiamo registrato un incremento del 90 per cento delle insolvenze delle imprese. Sono perdite colossali, di proporzioni storiche, che dovremmo affrontare con una concezione completamente nuova della politica economica pubblica. Chi sostiene che invertiremo la rotta con 80 euro in più al mese in busta paga non sa quel che dice“.

(Emiliano Brancaccio, economista)

Monologhi precari 3

Non ho letto il “Job Act“, la fiction mi annoia. (Tomatis)

Renzi:”Sul Job Act nessun passo indietro”.
Flex:”Tutt’al più un altro passo a destra“.

Come riconosciuto anche dal capo economista del Fondo Monetario Internazionale, stando alle evidenze empiriche disponibili non è possibile stabilire correlazioni tra maggiore precarietà e minore disoccupazione. E’ vero invece che i contratti precari riducono il potere rivendicativo dei lavoratori e consentono quindi di ridurre i salari. Per la BCE e per la Commissione UE è in fondo questo il motivo per cui le riforme del lavoro sono auspicabili: esse dovrebbero consentire all’Italia e agli altri paesi periferici di ridurre lo scarto di competitività rispetto alla Germania e agli altri paesi centrali dell’eurozona. Il problema è che quel divario è enorme. Il differenziale di crescita tra i costi unitari del lavoro italiani e tedeschi dalla nascita dell’euro ad oggi ammonta a circa 25 punti percentuali. Pensare di colmarlo a colpi di flessibilità dei contratti e conseguente schiacciamento dei salari è un’illusione pericolosa, che in realtà alimenta una gara al ribasso in grado di deprimere ulteriormente i redditi e l’occupazione“. (Emiliano Brancaccio, economista)