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…sotto il segno più

Presentata la legge di stabilità…
Renzi:” Lo slogan di questa legge è ” l’Italia con il segno più”
Flex:”Si scrive più si legge croce”.

Renzi:”Con il nostro governo le tasse vanno giù”.
Flex:”Insieme al paese”.

Renzi:”Chi vuole assumere lo faccia adesso”.
Flex:”Che licenziare è facile facile”.

Renzi:”Su pensionati prese 4 misure”.
Flex:”Come dalle pompe funebri”.

Poiché il capitalismo si affermava come unico sistema sociale esistente, la critica sociale doveva essere sostituita dalla denuncia degli abusi del potere. Ma non una denuncia che comportasse una critica sociale, e che quindi contestasse le fondamenta stesse di tale sistema, bensì che si limitasse ad accuse personali contro certi esponenti del ceto dirigente. Questi esponenti erano quelli poco graditi al capitale globale, il quale aveva tutto l’interesse a sbarazzarsene. Le accuse personali, volte a screditare e a distruggere la reputazione del malcapitato, erano di natura morale. La moralità privata diveniva il metro attraverso il quale si giudicava l’operato politico.

La moralità, però, deve interessare solo le cariche pubbliche. Al potere economico non viene chiesta, invece, nessuna certificazione della propria onestà. Ecco che, di conseguenza, tutti gli atti del ceto politico “moralizzato” sono giustificati in quanto provenienti da “persone al di sopra di ogni sospetto”. Non importa, poi, se questa “etica di governo” serve ad assicurare i profitti dei capitalisti“. (Matteo Volpe, L’Intellettuale dissidente)

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Per un pugno di euro

Legge di stabilità, “Il governo si scusa per gli errori commessi anche nella relazione tecnica ma abbiamo cercato di rendere più leggibile il testo”.
Flex:”Quello fatto pervenire dalla BCE era in inglese”.

Renzi:”Respinto l’assalto alla diligenza”.
Flex:”Bufala Bill”.

Napolitano avverte: “Invocare elezioni crea instabilità”.
Flex:”Invece testimoniare nei processi di mafia è rassicurante per i mercati”.

«Nes­sun cen­tra­li­smo fasci­sta è riu­scito a fare ciò che ha fatto il cen­tra­li­smo della civiltà dei con­sumi».
(P. P. Pasolini)

Pawel Kuczynski