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Social darwinismo

Papa Francesco:”I comunisti ci hanno rubato la bandiera dei poveri”.
Flex:”Gli serviva come tovaglia!
Per il messianico rito tra chi riesce a metterla per primo in tavola.
L’alibi di Marx:’non sono marxista’, per fortuna”.

E allora, esimio Pontefice, tragga la conclusione con l’infallibile coerenza che le compete: Marx non è un nemico, ma un alleato; Marx non è il male, ma il rimedio contro il male; Marx non è un delitto, ma la fine dei delitti; Marx non è l’ingiustizia, ma la lotta contro l’ingiustizia. Marx è un episodio del ‘comunismo ideale-eterno’, dalla Repubblica di Platone ad Antonio Gramsci, passando naturalmente per Gesù Cristo“.

(Diego Fusaro)

Il crollo, o meglio la dissoluzione implosiva del comunismo storico novecentesco non può essere a mio avviso interpretata come una semplice vittoria della destra contro la sinistra. In Occidente tutto il ceto intellettuale corrotto e stravolto vede con vero giubilo il crollo dell’URSS, senza rendersi conto che il vero problema tragico non è la perdita del potere da parte di burocratici cinici e corrotti (e comunque velocemente riciclati in intermediari economici della finanza mafiosa interna ed esterna), ma lo sprofondamento nella miseria di massa di milioni di sudditi privati di rappresentanza politica e soprattutto il venir meno di un contraltare strategico all’impero americano armato“.

(Costanzo Preve, filosofo)

[…]Un simile modello darwiniano, o meglio social-darwiniano, ha bisogno di un’integrazione compassionevole-caritativa. Ed ecco allora il signor Riccardi e il modello di sant’Egidio. Esteticamente, mi ha colpito la differenza tra la cena dei poveri di Sant’Egidio a Roma e la cena mista VIP-poveracci di Torino al Palaisozaki. In entrambi i casi c’erano i sindaci, di destra (Alemanno) e di sinistra (Fassino). A Roma prevaleva un’estetica cattolica compassionevole classica, di puri poveracci, con borghesi buonisti e volonterosi a servire vegliardi innocentemente bavosi. A Torino c’era invece l’estetica interclassista PCI-PDS-DS-PD, con poveracci mescolati con “personaggi della politica, dell’impresa e della cultura torinese” (cfr. La Stampa , 29 dicembre 2011). L’estetica picista ha sempre mescolato i plebei con Moravia, Guttuso e Ingrao. Si tratta della lunga durata di cui parlano spesso gli storici. Questo modello ha un futuro? E’ questa la vera domanda, non chi vincerà le prossime, irrilevanti, elezioni. Il modello è semplice: privatizzazione, liberalizzazione, atomizzazione concorrenziale sfrenata, da integrare con elementi di carità, compassione e assistenza. Come ho detto prima: Mercati + Sant’Egidio, banchieri e preti, tutto nel quadro dell’accettazione, data per scontata e non più posta in discussione, del diritto assoluto dell’impero americano di intervenire militarmente in tutto il mondo, con il pretesto di imporre i diritti umani contro i dittatori riottosi, già ampiamente ridicolizzati dal circo mediatico. Faccio una semplice previsione: nel breve periodo, ha molte possibilità di passare, ma in un medio e lungo periodo no…

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